Genitori, comportamenti antisportivi causati da investimento sui figli

Immagine di archivio (Getty Images)
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Secondo gli psicologi, mamme e papà vorrebbero un ritorno maggiore dai soldi spesi per le attività sportive dei bambini; inoltre, c’è il desiderio di rimanere all'interno del circolo sociale 

I comportamenti inopportuni dei genitori durante le partite dei propri figli rappresentano un fenomeno a cui educatori e psicologi guardano con particolare attenzione, per il rischio che siano proprio i più giovani a prendere esempio e imitare gli stessi atteggiamenti. In virtù di episodi deprecabili che paiono in aumento, complice la viralità del web, la National Association of Sports Officials (NASO) negli Stati Uniti ha provato a capire il motivo che spinge mamme e papà a compiere certi atteggiamenti negli ambienti sportivi frequentati dai propri bambini. Secondo lo studio condotto, ripreso dal New York Times, la causa sarebbe da attribuire all’investimento economico che genera pressioni e in alcuni casi frustrazione.

Dai genitori più comportamenti antisportivi

La ricerca effettuata dall’associazione statunitense dipinge un quadro preoccupante e per certi versi paradossale. Gli studiosi hanno infatti consultato più di 17.000 arbitri e ufficiali di tutti gli sport e di ogni livello, da quello amatoriale al professionismo: il 40% dei soggetti coinvolti ha indicato i genitori come prima causa di comportamento antisportivo nell’ambiente. In diversi casi questi atteggiamenti si manifestano attraverso aggressioni, minacce e grida. Il fenomeno ha spinto gli psicologi a indagare sull’origine di questa instabilità emozionale, che oltre a causare episodi spiacevoli presenta il rischio di emulazione da parte dei figli.

Risultati e vita sociale

I genitori tendono a prendere estremamente seriamente le attività sportive dei propri figli in particolare a causa dell’investimento economico effettuato. Già nel 2016, uno studio pubblicato sul Journal of Family Relations spiegava che le famiglie possono in alcuni casi spendere oltre il 10% del proprio reddito annuale per iscrivere i bambini a un qualsiasi sport. Secondo gli psicologi, i soldi e il tempo impiegato porterebbero mamma e papà a desiderare un ritorno più significativo, come un contratto professionistico. Tuttavia questo incide proprio sui figli, che si sentono sotto pressione e faticano a divertirsi. Un altro motivo va poi ricercato nel fatto che i genitori passerebbero gran parte della propria vita sociale all’interno della comunità sportiva, sentendo il bisogno di proteggere la propria posizione. Secondo Stacy Warner, dell’East Carolina University, “se il loro bambino viene tagliato dalla squadra, il circolo sociale del padre o della madre cambierebbe profondamente”.

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