Farmaci biologici, nuova era: griffati come i biogenerici

(Archivio Getty Images)
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Ad affermarlo è l'Agenzia italiana del farmaco (Aifa). Le conclusioni aprono aun possibile risparmio per la sanità pubblica e a un migliore accesso dei pazienti a diverse terapie

I medicinali biosimilari, ovvero non equivalenti ma simili ai corrispettivi farmaci biologici tutelati da brevetto, ne mantengono "efficacia, sicurezza e qualità per i pazienti" e "possiedono il medesimo rapporto beneficio-rischio". Sono, di fatto, "intercambiabili". Queste le conclusioni di un documento dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) che apre la strada a un possibile risparmio per la sanità pubblica ma anche a un migliore accesso da parte dei pazienti a terapie importanti come immunoglobuline, insulina e ormoni della crescita.

Risorsa essenziale, ma poco conosciuta

Risorsa terapeutica essenziale per il trattamento di molte malattie gravi e debilitanti per le quali non esistevano in passato cure efficaci, i farmaci biologici sono anche molto costosi per il Servizio sanitario nazionale. E, di contro, proprio a causa degli alti costi e della scarsa conoscenza, sarebbero circa 200 mila le persone con malattie come artrite reumatoide e morbo di Chron che non hanno accesso a simili terapie. Di qui il position paper annunciato dall'Aifa sui "biologici non griffati", il cui utilizzo varia moltissimo da regione a regione e complessivamente copre il 20% del mercato di riferimento.

Più pazienti curati

L'utilizzo dei biosimilari, spiega il documento dell'agenzia regolatoria, costituisce "uno strumento irrinunciabile per lo sviluppo di un mercato dei biologici competitivo e concorrenziale" e "può contribuire al finanziamento della spesa per i nuovi farmaci", inclusi i biologici stessi. Tradotto in pratica, consentono la "possibilità di trattamento di un numero maggiore di pazienti" a fronte di un Sistema sanitario impegnato a far quadrare i conti con una coperta sempre più corta.

Fondamentale il ruolo del medico

Tuttavia, nel sancire il principio della "intercambiabilità" con i biologici di riferimento, il documento sottolinea comunque il ruolo cruciale del medico che prescrive. È infatti lui il "responsabile della decisione clinica". "Mi auguro sia lasciata nelle mani del medico la scelta sul dare il farmaco più appropriato in base alle caratteristiche del paziente", commenta Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria. Mi aspetto, prosegue "che le istituzioni affrontino le problematiche da un punto di vista scientifico e non prettamente economico". Quella di Aifa, precisa il direttore generale Mario Melazzini, è "una posizione dettata da rigore e metodo scientifico, non da una questione di cifre e numeri".

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