Cassino, misure cautelari e sequestro di un depuratore

Lazio
©IPA/Fotogramma

Dagli accertamenti svolti è emersa la continua, e significativa, violazione dei limiti tabellari stabiliti per i reflui dello scarico finale del depuratore consortile

Questa mattina i carabinieri hanno eseguito un'ordinanza di applicazione di misure cautelari reali e personali emanata dal Tribunale di Cassino, provincia di Frosinone, consistenti in tre arresti domiciliari, un obbligo di dimora e un divieto di dimora. Oltre al sequestro di un depuratore consortile per il reato d'inquinamento ex art. 452 bis del codice penale. Sono in corso perquisizioni domiciliari. I fatti contestati risalgono al 2020-2021, derivanti da un fascicolo aperto nel 2018, e riguardano la società che gestisce un depuratore consortile che convoglia i reflui di alcune aziende e comuni della zona.

La ricostruzione dei fatti

In particolare sono stati svolti campionamenti sul corso d'acqua Rio Pioppeto, nel quale il depuratore scarica i propri reflui, sia presso lo scarico finale dell'impianto sia a monte e a valle dello scarico. Dagli accertamenti svolti è emersa la continua, e significativa, violazione dei limiti tabellari stabiliti per i reflui dello scarico finale del depuratore consortile. In secondo luogo i campionamenti a monte e a valle hanno rilevato fortissime differenze qualitative delle acque del Rio Pioppeto, proprio in riferimento ai parametri riscontrati nel reflui di scarico. Infine, anche visivamente, lo stato del corso d'acqua si mostrava colmo di schiume e melme, spesso accompagnato da forti odori. Le analisi svolte da Arpa Lazio hanno restituito dei risultati allarmanti: nel punto di scarico sono stati ripetutamente superati i limiti di numerosi parametri, anche di nove volte rispetto ai valori previsti. A valle dello scarico le analisi svolte da Arpa Lazio hanno rilevato una qualità dell'acqua peggiore rispetto a quella a monte dello scarico.

Le indagini

Le attività tecniche e le indagini hanno dimostrato come la descritta situazione sia ben nota agli indagati, i quali non solo erano edotti circa il superamento dei limiti tabellari riguardo gli inquinanti immessi nel corpo recettore Rio Pioppeto, ma anche delle cause dovute alla provenienza di reflui in entrata presso l'impianto in quantità tali da arrecare criticità alla funzionalità del depuratore. In una occasione, infatti, il depuratore si presentava colmo di melme e fanghi, la cui provenienza era dovuta, secondo gli stessi indagati, ad un'azienda che scarica i propri reflui nella rete consortile. In questo contesto si è registrata l'inerzia degli indagati sulle modalità necessarie per evitare che lo scarico dell'impianto inquinasse il fiume. Il gip di Cassino ha così disposto non solo le misure cautelari personali citate, ma ha anche disposto il sequestro del depuratore consortile, affidando la gestione ad un amministratore giudiziario.

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