Roma, Draghi a cerimonia Accademia Lincei: “Economia riparte, ma pandemia non finita”

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Presente all’adunanza solenne di chiusura dell’anno accademico anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Il presidente del Consiglio: “Possiamo finalmente pensare al futuro con maggiore fiducia. La campagna di vaccinazione procede spedita, in Italia e in Europa”

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sta partecipando a Roma all'adunanza solenne di chiusura dell'anno accademico dell'Accademia dei Lincei. Durante la cerimonia si è svolta la conferenza del presidente del consiglio, Mario Draghi, al quale viene conferito il Premio Internazionale "Antonio Feltrinelli" 2020 per la materia Istituzioni Monetarie. Fra i presenti, il presidente del Senato, Elisabetta Casellati, il presidente della Camera, Roberto Fico, e il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio.

Draghi: “Economia riparte, ma pandemia non finita”

"A più di un anno dall'esplosione della crisi sanitaria – ha affermato Draghi - possiamo finalmente pensare al futuro con maggiore fiducia. La campagna di vaccinazione procede spedita, in Italia e in Europa. Dopo mesi di isolamento e lontananza, abbiamo ripreso gran parte delle nostre interazioni sociali. L'economia e l'istruzione sono ripartite. Dobbiamo però essere realistici. La pandemia non è finita. Anche quando lo sarà, avremo a lungo a che fare con le sue conseguenze".

“Avremo a lungo a che fare con debito”

"Anche quando" la pandemia sarà finita, prosegue il presidente del Consiglio, "avremo a lungo a che fare con le sue conseguenze. Una di queste è il debito. La crisi economica iniziata lo scorso anno non ha precedenti nella storia recente. Si è trattato di una recessione causata in gran parte da decisioni prese consapevolmente dai governi. Per prevenire una diffusione catastrofica del virus abbiamo dovuto imporre restrizioni che hanno portato alla chiusura di molti settori dell'economia. Non avevamo alternative. È molto probabile che, per diverse ragioni, questa fase di crescita del debito, pubblico e privato, non sia ancora terminata. Dobbiamo fronteggiare l'emergere di nuove e pericolose varianti del virus. Rimaniamo pronti a intervenire con convinzione nel caso ci fosse un aggravarsi della pandemia tale da provocare danni all'economia del Paese".

"Possibile crescere di più per contenere debito"

"Dobbiamo crescere - ha proseguito Draghi - di più anche per contenere l'aumento del debito. Se portiamo il tasso di crescita strutturale dell'economia oltre quello che avevamo prima della crisi sanitaria, saremo in grado di aumentare le entrate fiscali abbastanza da bilanciare l'aumento del debito che abbiamo emesso durante la pandemia. Potremo inoltre creare domanda aggiuntiva per le aziende, riducendo il rischio di default e dunque il costo dei programmi di garanzie statali sui debiti d'impresa. Sono obiettivi non solo auspicabili, ma anche raggiungibili".

"Giusto indebitarsi, ma con debito buono"

Draghi ha aggiunto: "Oggi è quindi giusto indebitarsi, ma questo non è sempre vero. Questo mi porta a una distinzione a cui avevo accennato qualche mese fa, tra quello che chiamo 'debito buono' e quello che chiamo 'debito cattivo'. Ciò che rende il debito buono, o cattivo, è l'uso che si fa delle risorse impiegate. Questa distinzione è particolarmente importante in una fase di transizione come quella attuale, in cui possono essere più marcate le differenze di produttività tra i progetti in cui è possibile investire".

"Aumento debito superiore a Grande crisi"

"Alla fine di quest'anno - ha proseguito Draghi - il rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo in Europa sarà cresciuto di circa 15 punti percentuali rispetto alla fine del 2019. In Italia, secondo le stime della Commissione Europea, il debito pubblico aumenterà dal 135% del Pil, al 160%. Si tratta di un incremento maggiore rispetto a quello della Grande Crisi Finanziaria. E a questo si è anche aggiunto un aumento consistente del debito privato".

Sul Pil: "Stime Ue saranno riviste al rialzo"

Sul Pil, Draghi ha sottolineato: "Le previsioni attuali della Commissione indicano un aumento del PIL quest'anno in Italia e nell'UE del 4,2%. Credo che queste stime verranno riviste al rialzo, anche in maniera significativa. La fiducia di consumatori e imprenditori sta tornando. La BCE ha indicato che intende mantenere condizioni finanziarie favorevoli. Con il recedere dell'incertezza, l'effetto espansivo della politica monetaria acquisirà ancora più forza. Famiglie e imprese sono più disposte a prendere a prestito e investire quando il futuro è più sicuro".

"Serve politica espansiva, puntare su investimenti"

Draghi ha poi detto: "Non tutte le politiche di bilancio espansive sono uguali. Oggi, dobbiamo puntare in particolare sugli investimenti, che permettono un rilancio della domanda e un miglioramento dell'offerta. Il governo ha già cominciato a farlo, con la presentazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Gli investimenti previsti nel piano servono a superare le carenze nelle infrastrutture che si sono accumulate negli ultimi decenni. È questa la ragione per cui l'Italia non ha avuto esitazioni a fare pieno uso di tutti i fondi messi a disposizione dall'Unione, sia le sovvenzioni, sia i prestiti. Una politica fiscale espansiva non è in contrasto con la graduale discesa del rapporto tra debito e prodotto interno lordo necessaria nel medio periodo per ridurre le fragilità di una sovraesposizione".

"Discussione su patto stabilità per economie stabili"

 "A livello europeo - ha continuato Draghi - dobbiamo dunque ragionare su come permettere a tutti gli Stati membri di emettere debito sicuro per stabilizzare le economie in caso di recessione. La discussione sulla riforma del Patto di Stabilità, per ora sospeso fino alla fine del 2022, è l'occasione ideale per farlo. Una risposta credibile a questo problema consentirebbe di migliorare la capacità della zona euro di rispondere alle crisi e allo stesso tempo rafforzerebbe ulteriormente l'indipendenza della BCE".

"Lavoriamo per fiducia imprese e sostegno lavoratori"

Il presidente del Consiglio ha continuato: "I prossimi passi sono la riforma della giustizia civile, della concorrenza e degli appalti. Intendiamo contribuire a ricreare un clima di fiducia tra Stato e imprenditori, perché i privati scelgano di investire in Italia più di quanto abbiano fatto negli ultimi anni". Poi, riferendosi alle trasformazioni digitali: "Intendiamo mettere in campo politiche attive del lavoro che permettano a chi non ha un'occupazione di acquisire le conoscenze necessarie per le professioni del futuro". "Il reinserimento dei lavoratori dopo i traumi della crisi non è immediato. Il governo continua a sostenerli, come ha fatto in questi due anni", ha poi aggiunto Draghi.

"Per l'Italia è un momento favorevole"

Il presidente del Consiglio ha riferito: "Per l'Italia questo è un momento favorevole. Le certezze fornite dall'Europa e dalle scelte del governo, la capacità di superare alcune di quelle che erano considerate barriere identitarie, l'abbondanza di mezzi finanziari pubblici e privati sono circostanze eccezionali per le imprese e le famiglie. Ma è anche il momento favorevole per coniugare efficienza con equità, crescita con sostenibilità, tecnologia con occupazione. È un momento in cui torna a prevalere il gusto del futuro. Viviamolo appieno, con determinazione e con solidarietà". 

"Non basta costruire ministeri, servono persone"

"Aumentare la produttività - ha affermato Draghi - si traduce nell'attuare il nostro programma di riforme. Abbiamo già approvato importanti semplificazioni amministrative. Iniziato la riforma della pubblica amministrazione e delle assunzioni nel settore pubblico. Riformato il Ministero dell'Ambiente, attribuendogli nuovi e importanti poteri e trasformandolo nel Ministero della Transizione Ecologica. Costruito il Ministero dell'Innovazione Tecnologica e della Transizione Digitale. Certo, non basta costruire ministeri per far aumentare la produttività, bisogna anche cambiare quello che i ministeri fanno e avere persone che sappiano fare questi cambiamenti, è quello che stiamo facendo".

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