Roma, buste esplosive: recapitato un altro plico, è il quinto

Lazio

Il pacco è stato consegnato ieri sera a Palombara Sabina, comune alle porte della città, a un uomo che lavora come portiere in un condominio in zona Ponte Milvio, nella Capitale 

Un altro plico esplosivo è stato recapitato ieri sera a Palombara Sabina, alle porte di Roma. A riceverlo nella sua abitazione un uomo di 54 anni che lavora come portiere in un condominio in zona Ponte Milvio nella Capitale. L'uomo, insospettito dal mittente fittizio e dalla busta imbottita all'interno, l'ha portato nella vicina caserma dei carabinieri. Sul posto sono giunti gli artificieri del Comando provinciale di Roma che hanno confermato la presenza all'interno di cavi elettrici collegati a una pila, hanno messo in sicurezza il plico il quale è stato poi sequestrato per le indagini.

Le buste esplosive a Roma

Si tratta del quinto pacco bomba recapitato a Roma nell'ultima settimana. Il tipo di confezionamento sembra ricondurre alla stessa "mano" che ha fabbricato gli altri plichi, tutte buste gialle formato A4. Nei giorni scorsi una busta è esplosa nel centro Smistamento Poste di via Cappannini, a Fiumicino, ferendo una impiegata. La seconda in via Piagge, nel quartiere Nuovo Salario e la terza in via Fusco, alla Balduina. Le esplosioni sono avvenute il 2 marzo, mentre il 5 marzo è stato ritrovato un quarto pacco esplosivo in zona Baldo degli Ubaldi, nel quartiere Boccea. A ricevere il pacco bomba era stato un avvocato, che in passato ha difeso l'ex ufficiale nazista Erich Priebke. 

Le indagini in corso

Si tratta di quattro buste gialle, formato A4, contenenti una scatoletta di legno con innesco ed esplosivo e sarebbero state inviate tutte nello stesso giorno. Per questi pacchi esplosivi gli investigatori seguono la pista della frangia antimilitarista della galassia anarchica. In questi giorni carabinieri del Ros e uomini della Digos hanno visionato le telecamere a circuito chiuso di negozi gestiti da cinesi nella zona nord di Roma, dove secondo gli inquirenti l'autore (o gli autori) dei pacchi potrebbe avere acquistato le "materie prime" utilizzate per fabbricare gli ordigni rudimentali. Al momento l'indagine, coordinata dal procuratore aggiunto Francesco Caporale e dal sostituto Francesco Dall'Olio, ha escluso rapporti di conoscenza tra le vittime, sia personali che professionali.

I presunti obiettivi

Su tutte le buste erano presenti mittenti diversi che però erano noti alle persone a cui sono stati recapitati. Secondo la ricostruzione degli inquirenti il gruppo eversivo avrebbe preso di mira una ex dipendente dell'Ateneo di Tor Vergata in relazione ad un accordo siglato nell'ottobre scorso con l'Aeronautica Militare. Dietro il ferimento di una donna di 68 anni, esperta in biotecnologie, che lavorava presso l'università cattolica del Sacro Cuore-Gemelli, ci sarebbe, secondo gli inquirenti, l'intesa di cooperazione siglata nel dicembre del 2017 con una struttura della Nato: il Corpo d'armata di reazione rapida in Italia (Nrdc-Ita). Resta, invece, ancora da chiarire la scelta di inviare il plico ad una dipendente Inail di 54 anni che ha ricevuto la busta nella sua abitazione nella zona del Nuovo Salario, a Roma, rimanendo ferita in modo lieve. 

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