Mafia, estorsioni e minacce a Fondi: cinque arresti

Lazio

I provvedimenti sono stati eseguiti dai carabinieri di Latina. L’indagine della Dda, che rientra nell’inchiesta "Aleppo 2", è relativa all’attività di contrasto a un gruppo criminale che operava nell’ambito del mercato ortofrutticolo cittadino

I carabinieri del comando provinciale di Latina, su disposizione del gip di Roma e nell'ambito dell’operazione "Aleppo 2", hanno eseguito cinque misure cautelari (una in carcere e quattro ai domiciliari) nei confronti di altrettanti soggetti ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di estorsione e illecita concorrenza con minaccia o violenza, commessi con l'aggravante del metodo mafioso. L'indagine della Dda, coordinata dal sostituto procuratore di Roma, Michele Prestipino, è relativa all'attività di contrasto a un gruppo criminale che operava nell'ambito del Mof (ossia il Mercato ortofrutticolo di Fondi, in provincia di Latina). Gli uomini dell’Arma hanno inoltre sequestrato le quote di due società di trasporto. I provvedimenti sono stati eseguiti tra Fondi, Formia, Pontecorvo (in provincia di Frosinone) e Caivano (in provincia di Napoli).

L’inchiesta

Gli arresti rientrano nell'inchiesta "Aleppo 2", che aveva fatto emergere il condizionamento ambientale imposto con il metodo mafioso da alcuni soggetti (tutti membri di un’unica famiglia) sull'indotto del Mof, ottenuto grazie anche a radicati collegamenti con i clan camorristici casertani. I nuovi accertamenti hanno dimostrato come gli indagati, nonostante i provvedimenti coercitivi, avessero continuato a esercitare mediante intimidazioni il controllo sul mercato ortofrutticolo.

Il modus operandi del gruppo criminale

Il gruppo familiare, capeggiato da G.D.A., detto "Peppe o' marocchino", secondo le indagini, ha esercitato un potere intimidatorio di tipo mafioso per monopolizzare i trasporti da e per il Mof (in particolare nelle tratte della Sardegna e per Torino), imponendo una vera e propria provvigione (cinque euro a pedana) per i movimenti effettuati dalle altre ditte. La Dda di Roma ha inoltre accertato che il sodalizio criminale aveva costituito una nuova ditta, fittiziamente amministrata da prestanomi, ma di fatto gestita dallo stesso G.D.A. (benché all'epoca ancora sottoposto agli arresti domiciliari), con la quale si stava gradualmente assicurando il controllo delle fette di mercato, all'epoca ad appannaggio di una società già sottoposta a sequestro. La famiglia aveva avviato una campagna minatoria che puntava a estromettere dal mercato la ditta in amministrazione giudiziaria, ostacolandone l'attività e arrivando a minacciare gli autotrasportatori.

Coldiretti: "Da mercati a risoranti, business da 24,5 miliardi"

Dai mercati ai supermercati fino ai ristoranti, il volume d'affari delle agromafie è salito a 24,5 miliardi di euro con attività che riguardano l'intera filiera del cibo. E' quanto afferma la Coldiretti in riferimento all'operazione del comando provinciale dei carabinieri di Latina. Le mafie, spiega la Coldiretti, condizionano il mercato agroalimentare stabilendo i prezzi dei raccolti, gestendo i trasporti e lo smistamento, il controllo di intere catene di supermercati, l'esportazione del nostro vero o falso Made in Italy e lo sviluppo ex novo di reti di smercio al minuto. In questo modo la malavita si appropria di vasti comparti dell'agroalimentare, distruggendo la concorrenza e soffocando l'imprenditoria onesta; tutto questo compromettendo anche la qualità e la sicurezza dei prodotti, con l'effetto indiretto di minare l'immagine dei prodotti italiani. Frutta e verdura, conclude la Coldiretti, sono sottopagate agli agricoltori nei campi su valori che spesso non coprono neanche i costi di produzione, ma i prezzi moltiplicano fino al 300% dal campo alla tavola anche per effetto del controllo monopolistico dei mercati operato dalla malavita in alcune realtà territoriali.

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