Latina, estorsione con metodo mafioso: arrestata ex consigliera Regione Lazio

Lazio

Gina Cetrone in carcere insieme al marito e ad altre quattro persone. Toti smentisce che abbia incarichi nel suo partito

La polizia di Latina ha arrestato Gina Cetrone - già consigliere regionale del Pdl - il marito, Umberto Pagliaroli, e tre esponenti del clan Di Silvio di Latina con l'accusa, a vario titolo, di estorsione, atti di illecita concorrenza e violenza privata, con l'aggravante del metodo mafioso. Cetrone si era avvicinata al movimento "Cambiamo!" del governatore della Liguria, Giovanni Toti, che però smentisce incarichi affidati alla donna.

L'accordo con il clan Di Silvio

Sono due gli episodi contestati ai cinque indagati, nei cui confronti il gip di Roma Antonella Minunni ha disposto la misura cautelare del carcere. Il primo riguarda l'accusa di violenza privata: da quanto appreso, Gina Cetrone aveva fatto un accordo con il clan dei Di Silvio per ottenere la massima visibilità per la sua candidatura, nel 2016, a sindaco di Terracina in cambio di un contributo di 25mila euro. A seguito di tale accordo due addetti al servizio di affissione dei manifesti degli altri candidati sarebbero stati costretti da uomini del clan a mettere in evidenza quelli di Cetrone rispetto agli altri. "Non coprite Gina Cetrone altrimenti succede un casino. Fatevi il vostro lavoro e noi ci facciamo il nostro", la minaccia di Agostino Riccardo, uomo legato al clan. Diventato poi collaboratore di giustizia, Riccardo aveva raccontato che "Cetrone si era lamentata perché la sua visualizzazione non era buona, non si vedeva abbastanza bene nei manifesti di Terracina". I fatti si riferiscono al periodo maggio-giugno 2016. L'indagine si è avvalsa anche del contributo dichiarativo del collaboratore di giustizia Renato Pugliese.

Il racconto di uno degli aggrediti

Nel settembre 2016, uno dei due addetti al servizio di affissione dei manifesti aveva raccontato alcuni particolari agli inquirenti: "Era di dominio pubblico come la campagna elettorale di Cetrone fosse sostenuta dagli 'zingari' e che alle spalle vi era almeno come rappresentante Agostino Riccardo". Il verbale è citato nell'ordinanza di custodia con cui il gip di Roma ha disposto gli arresti. "Mi rivolsi proprio a Riccardo - afferma l'addetto all'affissione dei manifesti - chiedendogli il motivo per cui erano stati strappati i manifesti elettorali e sostituiti con quelli di Gina Cetrone. Lui mi rispose con arroganza e prepotenza che loro erano gli zingari di Latina e per questo dovevamo lasciarli stare: gli animi si erano accesi, Riccardo ribadì davanti a tutti che comandavano loro e allora voltai le spalle e me ne andai".

L'accusa di estorsione

Il secondo episodio riguarda una presunta estorsione ai danni di un imprenditore e risale all'aprile del 2016. Gina Cetrone e il marito Pagliaroli chiesero - secondo quanto si legge nell'ordinanza - "l'intervento di Samuele e Gianluca Di Silvio e Agostino Riccardo per la riscossione del credito" di 15mila euro vantato nei confronti di un imprenditore "dopo avere 'incassato' l'autorizzazione di Armando Di Silvio detto Lallà, capo dell'associazione di stampo mafioso". Cetrone e il marito convocarono l'uomo a casa e chiesero il pagamento immediato della somma dovuta. "In questo contesto - scrive il Gip - i Di Silvio e Agostino Riccardo minacciarono l'imprenditore prospettando conseguenze e ritorsioni". Una azione violenta che ottenne risultati immediati alla luce del fatto che il giorno successivo la vittima dell'estorsione si recò presso la banca e dietro "la stretta sorveglianza dei Di Silvio e Riccardo" che lo attendevano fuori dalla filiale, effettuò un bonifico di 15 mila euro in favore della società di Cetrone e Pagliaroli. E consegnò anche "per il disturbo" 600 euro ai tre.

Le dichiarazioni del Gip

"Gina Cetrone e il marito Umberto Pagliaroli si sono rivelati i soggetti scaltri e pericolosi che non hanno avuto alcuno scrupolo nel ricorrere in diverse occasioni ai Di Silvio per inibire e condizionare l'attività imprenditoriale di un concorrente e per interferire sull'andamento della campagna elettorale", scrive il gip di Roma, Antonella Minunni. Nel provvedimento il magistrato aggiunge che "Armando Di Silvio si conferma capo e promotore dell'associazione, ha una caratura criminale davvero eccezionale. E' lui che risolve le questioni sorte all'interno della consorteria, che decide la ripartizione dei profitti illeciti, anche nelle estorsioni in esame. Rappresenta il punto di riferimento per tutti, colui che dice la prima e ultima parola su ogni questione così come nei patti che l'organizzazione criminale stipula con esponenti politici". Per il giudice i figli di Di Silvio coinvolti sono "pericolosi, scaltri, spregiudicati e senza scrupoli".

La smentita del leader di Cambiamo!, Giovanni Toti

Il leader di Cambiamo!, Giovanni Toti, ha preso le distanze dalla vicenda con una nota. "La signora Cetrone non riveste alcun incarico in Cambiamo!, dal momento che il Comitato promotore, unico organo statutario per quanto riguarda l'assegnazione di incarichi, non ha mai preso in considerazione di assegnarne uno all'ex consigliera regionale del Lazio, la cui iscrizione al nostro movimento politico non risulta nemmeno ancora formalizzata", si legge nella nota . "Pertanto chiunque, come ha fatto la solita Alice Salvatore, che evidentemente continua a parlare senza informarsi o peggio non capisce, associ il nostro Movimento politico alle vicende giudiziarie in corso ne risponderà in sede legale dove adiremo a tutela della nostra reputazione. Diffidiamo pertanto - conclude Toti - chiunque a utilizzare in modo menzognero questa vicenda. E visto che nessun media ha avuto cura di verificare la notizia, prendendo come fonte ufficiale la pagina Facebook della signora Cetrone, pretendiamo le rettifiche immediate per il gigantesco danno di immagine subito dal nostro partito". 

La nota dei deputati di Cambiamo!

"Cambiamo! ha già smentito più volte che l'ex consigliera regionale Gina Cetrone abbia mai ricoperto incarichi nel partito o risulti iscritta. Purtroppo ci sono esponenti politici ai quali non è possibile chiedere di smetterla con le infondate strumentalizzazioni e con le fake news, semplicemente perché sono l'unico modo in cui sanno esprimersi. Ci limitiamo perciò a chiedere agli organi di informazione di non associare più la signora Cetrone al nostro movimento onde evitare di associarsi al coro di chi pensa solo a fomentare inutili polemiche". Lo dichiarano in una nota i deputati di Cambiamo! Stefano Benigni, Manuela Gagliardi, Claudio Pedrazzini, Alessandro Sorte e Giorgio Silli.

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