Orlandi, mons. Viganò: “Testo della prima telefonata dopo scomparsa è in archivi Vaticani”

Lazio

La sera della sparizione la sala stampa vaticana ricevette una telefonata anonima in cui si diceva che la liberazione della 15enne era "collegata a una richiesta". Pietro Orlandi: "Quella che fino a poco tempo fa potevamo indicare solo come fonte ora ha nome e cognome"

La sera della sparizione di Emanuela Orlandi, il 22 giugno del 1983, la sala stampa del Vaticano ricevette una telefonata anonima in cui si diceva che la 15enne "era detenuta da loro e che la sua liberazione era collegata a una richiesta, il cui adempimento non necessariamente dipendeva dalla volontà della Santa Sede". Il testo di quella telefonata "è indubbiamente reperibile nell’archivio della segreteria di Stato". Lo rende noto monsignor Carlo Maria Viganò, ex Nunzio negli Stati Uniti, in un’intervista pubblicata sul sito di Aldo Maria Valli, ex vaticanista oggi su posizioni critiche nei confronti di papa Bergoglio.

"Non so se il testo fu dato agli inquirenti italiani"

Viganò, all’epoca dei fatti segretario del sostituto, l’arcivescovo Eduardo Martinez Somalo, al momento dell’arrivo della telefonata si trovava "in ufficio in segreteria di Stato alla terza loggia insieme con monsignor Sandri, mentre il sostituto era assente", racconta. "Si trattava di un messaggio formulato in termini precisi e ben costruito", ricorda il prelato, che aggiunge: "Non so se fu mai dato agli inquirenti italiani. Mi meraviglierei che non fosse stato fatto".

La presunta trattativa

Più avanti Viganò cita alcuni ecclesiastici che potrebbero essere informati sulla presunta trattativa riservata che il cardinale segretario di Stato Agostino Casaroli avrebbe condotto con coloro che sostenevano, in successive telefonate al Vaticano, di avere nelle loro mani la giovane Emanuela. "Su questo punto potrebbe sapere qualcosa monsignor Pier Luigi Celata, che era il suo segretario di fiducia", rivela Viganò.

Il commento di Pietro Orlandi

L’intervista è stata condivisa sui social dal fratello di Emanuela Orlandi, Pietro, che ha sottolineato: "Quella che fino a poco tempo fa potevamo indicare solo come fonte ora ha nome e cognome".

Le parole dell'avvocato del fratello di Emanuela

Secondo l'avvocato di Pietro Orlandi, Laura Sgrò, le circostanze rivelate oggi sul caso di Emanuela Orlandi erano già state riferite alla famiglia della giovane scomparsa. Già dal 2018 è stato chiesto alle autorità vaticane di sentire le persone presenti la sera in cui arrivò la prima telefonata in Vaticano, ma finora non ci sono state risposte. "Monsignor Viganò - dice Laura Sgrò all'ANSA - mi aveva riferito, quale legale della famiglia Orlandi e nell'ambito delle indagini difensive che stavo svolgendo, le stesse cose oggi pubblicate dal dottor Valli nella primavera del 2018, chiedendomi, come fanno in molti, di mantenere l'anonimato. Oggi Sua Eccellenza Viganò mi ha autorizzato a riferire di quell'incontro. Condivisi poco tempo dopo le informazioni che mi diede, ma non la fonte, in una riunione con le autorità vaticane, chiedendo loro di fare delle verifiche sulle persone presenti in Segreteria di Stato quella sera del 22 giugno 1983. Quella mia richiesta verbale non ebbe alcun seguito, nonostante avessi rappresentato che verificare l'esistenza di quella telefonata avrebbe indirizzato le indagini".
Per l'avvocato della famiglia Orlandi "sarebbe stato, infatti, chiaro, accertata l'esistenza di quella chiamata alla sala stampa vaticana a pochissime ore dalla sparizione di Emanuela, che l'interlocutore dei rapitori non erano gli Orlandi ma la Santa Sede. Non mi risulta sia stata fatta la verifica richiesta. Confido nella coscienza - conclude Sgrò - di chi era presente in quelle ore".

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