Stop a fast food alle Terme di Caracalla dal ministero per i beni e le attività culturali

Lazio
Le Terme di Caracalla (ANSA)

La vicenda è quella legata alla possibilità che, nel cuore della Capitale, potesse aprire un punto vendita di una famosa catena. Un'eventualità che, nei giorni scorsi, aveva suscitato diverse polemiche

Il Mibac, il ministero per i beni e le attività culturali, è intervenuto per annullare, in autotutela, la procedura autorizzativa per la costruzione di un fast food all'interno dell'area archeologica delle Terme di Caracalla. Lo rende noto l'ufficio stampa del Mibac. La decisione del Ministero è stata preceduta, a quanto si apprende, da una serie di contatti telefonici tra il Campidoglio e il Mibac. L'amministrazione comunale e il Ministero hanno condiviso la necessità di una valutazione politica del progetto, prima che burocratica o amministrativa. E hanno manifestato le stesse preoccupazioni per un progetto che rischiava di impattare in modo irrimediabile su un'area archeologica e storica unica al mondo.

Un fast food in pieno centro nella Capitale

La vicenda è quella legata alla possibilità che, nel cuore della Capitale, potesse aprire un fast food. Un'eventualità, che nei giorni scorsi, aveva suscitato delle polemiche, fino alla presa di posizione, appunto, del ministero per i beni e le attività culturali. 

Le dichiarazioni di Virginia Raggi

Sulla vicenda si è espressa anche la sindaca della Capitale, Virginia Raggi: "Avanti con il Mibac per lo stop alla costruzione del fast food nell'area archeologica delle Terme di Caracalla. Le meraviglie di Roma vanno tutelate", le sue parole affidate ai social.

Codacons: "Accolte nostre richieste"

"Con la sua decisione il Mibac ha accolto in pieno le richieste del Codacons che, come annunciato nei giorni scorsi, si era attivato per impugnare al Tar gli atti del Comune che autorizzavano l'apertura di un fast food alle Terme di Caracalla". Lo afferma l'associazione dei consumatori, che era scesa in campo contro il progetto del McDonald's a Caracalla.
"Il Ministero ha accolto le nostre richieste e impedito un'opera che avrebbe deturpato il paesaggio del centro storico e degradato il patrimonio culturale di Roma - spiega il presidente Carlo Rienzi -. Ora rimane da capire chi ha fornito autorizzazione ad un progetto così assurdo e in violazione delle stesse disposizioni del Comune, ed elevare le dovute sanzioni nei confronti dei funzionari responsabili".

 

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