Caso Mollicone, pm: "Uccisa in caserma dei carabinieri". Chiesto processo per 5 indagati

Lazio
Serena Mollicone (ANSA)

La richiesta di rinvio a giudizio per concorso in omicidio è stata depositata nei confronti dell'ex maresciallo dei carabinieri di Arce, Franco Mottola, della moglie Anna, del figlio Marco e del maresciallo Vincenzo Quatrale. Il pm d'Emmanuele: "Spinta contro una porta"

Per l'omicidio di Serena Mollicone, la 18enne di Arce, in provincia di Frosinone, ritrovata morta nei primi giorni di giugno del 2001 in un boschetto a pochi chilometri dal paese, sono stati chiesti cinque rinvii a giudizio. Lo ha reso noto il procuratore di Cassino, Luciano d'Emmanuele. "Serena è stata uccisa nella caserma di Arce, con una spinta contro una porta", ha poi aggiunto il pm.

Gli indagati

La richiesta è stata depositata nei confronti dell'ex maresciallo dei carabinieri di Arce, Franco Mottola, della moglie Anna, del figlio Marco, e del maresciallo Vincenzo Quatrale per concorso in omicidio. Per Quatrale, anche lui carabiniere, si ipotizza anche l'istigazione al suicidio del brigadiere Santino Tuzi (morto nel 2008), mentre per l'appuntato Francesco Suprano, militare dell'Arma, solo il reato di favoreggiamento.

Le parole del pm

"Serena Mollicone è stata uccisa nella caserma di Arce, con una spinta contro una porta, data la riscontrata perfetta compatibilità tra le lesioni riportate dalla vittima e la rottura di una porta collocata in caserma". Così, il procuratore d'Emmanuele, che ha aggiunto: "È stata parimenti accertata la perfetta compatibilità tra i microframmenti rinvenuti sul nastro adesivo che avvolgeva il capo della vittima ed il legno della suddetta porta, così come con il coperchio di una caldaia della caserma".

In 18 anni sentiti 1.137 testi 

Durante le nuove indagini per l'omicidio di Serena Mollicone gli inquirenti hanno ascoltato 118 testi, molti dei quali ponderatamente scelti tra i 1.137 più volte sentiti nei diciotto anni di ricerca della verità. La procura di Cassino ha effettuato rogatorie in Francia, Polonia e nello Stato del Vaticano.
"Si ritiene - ha fatto sapere d'Emmanuele - che le prove scientifiche, insieme alle prove dichiarative, consentano di sostenere con fiducia l'accusa in giudizio".

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