Su Sky TG24 il Confronto, moderato dal direttore Fabio Vitale, con il ministro della Giustizia Carlo Nordio, sostenitore del “SÌ”, ed Enrico Grosso, presidente onorario del comitato “Giusto dire NO”
“Questa riforma, come abbiamo visto, non serve a nulla per risolvere i veri problemi della giustizia italiana, che sono tanti, ma che vanno risolti con equilibrio e soprattutto mettendoci tanti soldi”. Questo l’appello di Enrico Grosso, avvocato, professore ordinario di Diritto costituzionale all’Università di Torino e presidente onorario del comitato “Giusto dire NO”, al termine del Confronto su Sky TG24. “E questa riforma - prosegue Grosso - ovviamente nulla ha a che vedere con la giustizia. Nessuno ha potuto discuterla. È stata approvata con un disegno di legge: così è entrato, così è uscito senza che nemmeno la maggioranza parlamentare potesse presentare degli emendamenti. Se è stata fatta così, vuol dire che c'è un altro motivo sotto. E il motivo vero è che si vuole cambiare l'equilibrio tra i poteri. Di fatto sottilmente si vuole introdurre un maggiore condizionamento della magistratura da parte della politica. E io dico sempre che anche se quelli che vi ho detto fossero soltanto dei rischi, nel dubbio la Costituzione non cambiamola. Nel dubbio usiamo il principio di precauzione che ci dice che le costituzioni, se non sappiamo come va a finire, è meglio che ce le teniamo”.
Poi, in risposta, l’appello del ministro della Giustizia Carlo Nordio, tra i promotori della riforma e sostenitore del “SÌ”. “Io non sono abituato a fare appelli in modo così particolarmente emotivo. Io - afferma Nordio - dico soltanto informatevi. Leggete il testo e magari fatevelo spiegare se non siete laureati in giurisprudenza, perché nulla di quello che avete sentito (fermo restando ovviamente non solo la buona fede ma anche il diritto di sentire) è vero. La magistratura resterà ancora più forte, ancora più autonoma e ancora più indipendente. Vi sarà però un allineamento della nostra civiltà giuridica a quelle che sono le grandi democrazie. I magistrati che commetteranno degli errori gravi e degli errori non emendabili non saranno più soggetti a una giurisdizione domestica di persona eletta da loro, ma dalla giurisdizione di altri magistrati. Magistrati, non politici, intendiamoci, che però saranno terzi e imparziali. Questo produrrà verso i cittadini e per la stessa giustizia una equità molto più intensa di quanto non esista oggi”.
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