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Cos'è la "pace fiscale" e come funziona

4' di lettura

La misura rende possibile sanare contenziosi e debiti con il Fisco. Stralcio, dichiarazione integrativa, rottamazione e definizione agevolata sono le modalità che intende introdurre il governo

Il governo targato Lega-Movimento 5 stelle la definisce “pace fiscale”, per le opposizioni e alcuni osservatori è invece semplicemente un altro modo per chiamare un condono delle tasse non pagate negli anni precedenti. Il progetto gialloverde consiste nel saldo o nello stralcio delle cartelle esattoriali per chi ha un contenzioso con il Fisco. La misura era contenuta nel contratto di governo Lega-M5s ed è un vecchio cavallo di battaglia del Carroccio, inserito anche nell’ultimo programma elettorale. "Noi proponiamo per tutti coloro che si trovano in situazioni di disagio economico di poter comunque chiudere per sempre la loro posizione con il fisco e poter tornare così a essere attivi nella società", scriveva Matteo Salvini nel programma leghista. Il 15 ottobre, dopo un lungo braccio di ferro tra Lega e M5s, la maggioranza ha raggiunto un accordo per inserire la “pace fiscale” nel decreto collegato alla legge di bilancio: si potrà chiudere il contenzioso con il fisco pagando il 20% di quanto non dichiarato in 5 anni con un tetto massimo di 100mila euro. Ma il decreto prevede diversi modi per sanare la propria posizione con il Fisco per i redditi non dichiarati degli ultimi anni.

Cosa diceva il Contratto di governo sulla pace fiscale

Nel Contratto di governo Lega-M5s si legge che “è opportuno instaurare una 'pace fiscale' con i contribuenti per rimuovere lo squilibrio economico delle obbligazioni assunte e favorire l’estinzione del debito mediante un saldo e stralcio dell’importo dovuto, in tutte quelle situazioni eccezionali e involontarie di dimostrata difficoltà economica”. Il contratto anticipava le accuse di voler approvare un condono fiscale: “Esclusa ogni finalità condonistica, la misura può diventare un efficace aiuto ai cittadini in difficoltà ed il primo passo verso una riscossione amica dei contribuenti”.

Rottamazione ter e dichiarazione integrativa

Nel comunicato del governo sull’approvazione del Documento programmatico di bilancio vengono elencati alcuni strumenti attraverso i quali sarà modulata la “pace fiscale”. Con la rottamazione ter delle cartelle Equitalia per i debiti pendenti nel periodo 2000-2017, hanno fatto sapere fonti della Lega, saranno spazzate "via sanzioni e interessi per tutti (le sanzioni possono arrivare fino al 150% in Italia), dilazionando in 10 rate, cioè in 5 anni". E poi con la dichiarazione integrativa, che permette di far emergere redditi non dichiarati negli ultimi 5 anni, "sarà introdotta una tassazione al 20% sul maggiore imponibile Irpef dichiarato nei 5 anni precedenti con un tetto di 100mila euro. Il massimo dichiarabile è di 1/3 sull'imponibile dell'anno precedente". Per usufruire di questa misura, sarà però necessario aver presentato la dichiarazione dei redditi. È in particolare sulla dichiarazione integrativa che si sono concentrate le critiche di chi parla di condono. Sotto accusa la tassazione a solo il 20% senza interessi e sanzioni.

Definizione agevolata e stralcio mini-cartelle fino a 1000 euro

Nel decreto sono previste diverse ipotesi di definizione agevolata delle controversie tra i contribuenti e il fisco, rivolta a chi non aveva aderito alle precedenti rottamazioni. Il decreto non entra nel dettaglio delle modalità ma spiega che la definizione agevolata riguarderà “i carichi affidati all’agente della riscossione a titolo di risorse proprie dell’Unione europea”, “le controversie tributarie nei confronti dell’Agenzia delle entrate” (le tasse, quindi), “gli atti del procedimento di accertamento, “gli atti dei procedimenti verbali di contestazione”, e infine “le imposte di consumo”. E poi c’è lo stralcio dei debiti fino a 1000 euro, che prevede la cancellazione automatica - quindi a costo zero per il contribuente - di tutti i debiti con il fisco relativi al periodo che va dal 2000 al 2010 fino a quell’importo residuo. Il governo ha motivato questa scelta spiegando che si tratta di importi talmente piccoli che per lo Stato è più conveniente cancellare questi debiti che sostenere i costi per recuperarli.

Chiusura delle liti

Ci dovrebbe infine essere una nuova sanatoria delle liti pendenti, per il pagamento delle maggiori imposte contestate, che consente a chi ha vinto in primo grado di pagare il 50% del dovuto, e a chi ha avuto ragione anche in appello di pagare solo il 20% della somma.

Data ultima modifica 16 ottobre 2018 ore 19:19

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