I nemici degli italiani? Alla fine si sono trasformati nella nostra identità

Politica

Filippo Maria Battaglia

IL LIBRO DELLA SETTIMANA  Secondo lo storico Amedeo Feniello siamo diventati un popolo ogni volta che abbiamo avuto a che fare con un nemico, vero o supposto che fosse

Dai Cartaginesi guidati da Annibale alle baraccopoli costruite negli anni Sessanta nelle grandi città il passo è più breve di quanto si possa immaginare. Ne è convinto  lo storico Amedeo Feniello in un pamphlet edito da Laterza e significativamente intitolato “I nemici degli italiani” (pp. 114, euro 12). La tesi di Feniello è questa: siamo diventati un popolo e abbiamo riscoperto l’importanza di un’identità ogni volta che abbiamo avuto a che fare con un nemico, vero o supposto che fosse. Per spiegarne le ragioni, Feniello traccia una dozzina di ritratti con uno stile agile e colloquiale. E non è un caso che parta proprio dai Romani, quando questi erano appunto considerati dei “latrones”, dei ladri avidi di ricchezze e cupidi di potere. Prosegue coi cartaginesi e coi goti, passa poi ai longobardi, e giù giù nei secoli arriva fino a piemontesi, austriaci e agli immigrati meridionali confinati nella baraccopoli della grandi città del Nord Italia.

 

Un minestrone identitario

Il risultato finale, secondo lo storico, è un gran minestrone. Se è vero infatti che ogni volta in cui siamo stati sotto attacco ci sono state violenze e distruzioni (e se è pure vero che ogni volta che gli invasori arrivavano si temeva che fosse giunta la fine) è altrettanto certo che poi però “la vita prevaleva su tutto. E più si combatteva e si odiava, ma anche si sopravviveva e si condivideva, più ci si mischiava, diventando un amalgama da mille sfaccettature”.

Così, trascorsi secoli e millenni, “qualcosa c’è rimasto impigliato in tutti noi Italiani. La forma di uno zigomo, il colore degli occhi o della pelle, la lunghezza di un femore, le mille e mille parole, i gesti, le abitudini, il carattere”.

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Leggere il pamphlet di Feniello con gli occhi immersi nelle cronache di queste settimane offre molti spunti e qualche tentazione. Di sicuro, però, ci interroga sulla complessità della nostra identità, sulla sua natura e sul suo valore e, soprattutto, su quanto sia difficile rinchiuderla in una definizione univoca e condivisa.

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