Il capogruppo di Fratelli d'Italia al Senato, Lucio Malan, evoca l'election day con le Comunali, poi fa marcia indietro. Intanto, il destino della legislatura passa dal voto segreto sulla riforma elettorale alla Camera, previsto per giovedì
Il tema delle possibili elezioni anticipate torna a fare capolino nei ragionamenti della maggioranza, con la primavera 2027 indicata come possibile finestra temporale. A riaccendere i riflettori sull'ipotesi è stato Lucio Malan, capogruppo di Fratelli d'Italia al Senato, che ha evocato la possibilità di accorpare il voto politico con quello delle amministrative di maggio. "Potrebbe esserci l'esigenza di votare a maggio e potrebbe avere un senso votare insieme alle Comunali", ha detto il parlamentare. Un'ipotesi che, poco dopo, lo stesso Malan ha ridimensionato, ribadendo che l'obiettivo resta arrivare alla conclusione naturale della legislatura, prevista nell'autunno del 2027, nel rispetto delle prerogative del Quirinale. "Per quanto ci riguarda la legislatura va fino in fondo e cioè fino all'autunno del 2027, ferme restando le prerogative del Capo dello Stato", ha puntualizzato. Ma nella maggioranza è già fermento.
Le dichiarazioni di Malan
"La scadenza è cinque anni - ha detto il capogruppo a Un Giorno da Pecora -, abbiamo votato a settembre e quindi si potrebbe rivotare a settembre. Il difetto per il voto a settembre è che hai poco tempo per la campagna elettorale, e poi c'è da fare la legge di Bilancio che è molto delicata come cosa. Per cui, potrebbe esserci l'esigenza di votare a maggio e potrebbe avere un senso votare insieme alle Comunali". Malgrado la marcia indietro, le sue dichiarazioni hanno alimentato interrogativi all'interno del partito. Secondo alcune fonti, la premier Giorgia Meloni non avrebbe gradito l'uscita del capogruppo al Senato. Ma c'è chi legge l'episodio in modo diverso: il riferimento al voto di primavera potrebbe essere parte di una strategia più ampia, con gli scenari ormai messi apertamente sul tavolo.
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Lo scoglio della riforma elettorale
Nel frattempo, Meloni ha indicato nella votazione definitiva sulla riforma elettorale uno dei passaggi decisivi per il futuro dell'esecutivo. L'attenzione è concentrata sul voto segreto previsto alla Camera per giovedì 8 ottobre: qualora il provvedimento venisse respinto, la premier avrebbe già fatto sapere che salirebbe al Quirinale. Per il momento, la situazione a Palazzo Chigi è descritta come tranquilla: non emergono, infatti, segnali di tensione all'interno del governo.
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E se salisse al Quirinale?
L'eventuale decisione di chiudere anticipatamente l'esperienza di governo partirebbe comunque da Meloni. In uno scenario del genere, la prassi prevederebbe che sia Fratelli d'Italia, in quanto principale forza della maggioranza, a indicare una possibile finestra per il voto. Con gli attuali equilibri parlamentari, non sembrano esserci margini per costruire maggioranze alternative. Di fronte a una tale situazione, il passaggio successivo sarebbe al Quirinale: il presidente della Repubblica Sergio Mattarella potrebbe procedere allo scioglimento delle Camere e alla convocazione delle elezioni. In questo quadro, emerge l'ipotesi di un appuntamento elettorale a maggio. Ipotesi che appare sempre meno remota.