Introduzione
Il 14 luglio, nell’Aula della Camera, verranno presentati gli emendamenti alla legge elettorale. Il quadro dell'intesa nel centrodestra dovrebbe prevede un mix tra capolista bloccato e libera scelta dei cittadini, ma sono ancora molti i punti da definire.
Le opposizioni aspettano che sia la maggioranza a muovere la prima pedina, per cercare di rispondere nella maniera più efficace. Intanto, il segretario di Più Europa, Riccardo Magi, chiama la piazza: "Martedì, a partire dalle ore 18 e per tutta la notte, saremo in piazza Montecitorio per la 'Notte della Democrazia'. Un fiore bianco sarà il simbolo di questa veglia per dire no al Melonellum". Hanno già confermato la loro presenza Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni, Angelo Bonelli, Luigi Manconi, Bruno Tabacci e tanti altri. Si attende la risposta di Elly Schlein.
Intanto, ecco cosa cambierebbe con gli emendamenti.
Quello che devi sapere
L’emendamento sulle preferenze
Dovrebbe essere depositato a breve, secondo quanto si apprende da fonti di maggioranza, un emendamento a firma Fdi, Nm e Udc alla legge elettorale. La proposta di modifica dovrebbe prevedere capolista bloccati e preferenze. L'emendamento al momento, in attesa di ulteriori interlocuzioni nei partiti e tra alleati, non sarebbe sottoscritto da FI e Lega. Il tema impatterà sulla composizione del prossimo Parlamento quindi non è affatto secondario.
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I rischi per il governo
Se Fratelli d'Italia e Noi Moderati presenteranno una proposta sulle preferenze (a questo punto anche senza capolista bloccato), con la contrarietà di FI e Lega, in Aula si potrebbero aprire gli scenari più diversi. E i rischi sono altissimi, complice la possibilità del voto segreto che può essere richiesto da 20 deputati su vari argomenti della legge elettorale.
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L’ottimismo tra i partiti del centrodestra
Comunque, tra i partiti, che partono da posizioni differenti, trapelerebbe ottimismo. "Siamo pronti a discutere. L'importante è difendere l'impalcatura generale" della proposta che punta alla "stabilità", "il centrodestra ha sempre trovato accordo e lo troverà anche in questa situazione", ha detto il vicepremier e segretario di Forza Italia Antonio Tajani. Un concetto ribadito anche dal leghista Igor Iezzi che rimarca l'unità trovata sull'impalcatura "complessa" della legge: "Resta questa differenza sulle preferenze che secondo me non è fondamentale”.
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Il nodo del voto segreto
La possibilità del voto segreto è però una tattica politica da tenere in considerazione. Secondo le regole parlamentari, può essere richiesto da venti deputati oppure da uno o più presidenti di gruppi che, separatamente o congiuntamente, risultino rappresentanti della stessa consistenza numerica.
Il voto fuori sede
La maggioranza avrebbe intenzione di inserire nella riforma della elgge elettorale anche una misura per rendere definitivo il voto dei fuori sede. L'obiettivo sarebbe quello di semplificare l'esercizio del diritto di voto per migliaia di studenti universitari, lavoratori e cittadini che trascorrono lunghi periodi lontano dalla propria residenza.
I candidati civici
Intanto il vicepremier e leader di FI Antonio Tajani si è esposto su un altro tema scottante, dicendosi "assolutamente" favorevole a candidati civici a Roma e Milano e sposando l'idea di Carlo Cottarelli (proposto da Carlo Calenda) nel capoluogo lombardo: "Sarebbe un ottimo candidato". La discussione sulle comunali, che già si preannuncia frizzante, si interseca con quella della data del voto anticipato in primavera, con l'ipotesi dell'election day che torna a circolare.
L’appello di Mario Segni
In questo scenario ancora incerto sulla legge elettorale, si colloca infine l'appello di un politico e giurista di lunga data come Mario Segni: "Mi auguro che vengano inserite le preferenze”. "In questo campo non ci sono distinzioni nette tra maggioranza e minoranza. Non vincerebbe uno o l'altro ma una tendenza, ha detto. La questione, infatti, "è sempre stata un tema su cui si scontrano due tendenze - ha ricordato - da un lato la spinta a lasciare al cittadino il massimo della libertà di scelta, dall'altro la tendenza del mondo politico organizzato a fissare regole che diano ai partiti la possibilità di scegliere i candidati”.
L’obiettivo di Giorgia Meloni
Alla base della riforma elettorale c’è l’assegnazione, a chi supera maggiormente il 42% dei voti, di un premio di maggioranza del 55/57%. L’obiettivo del Governo è evitare la fiducia e i vertici di FdI hanno chiesto ai parlamentari di presenziare in massa alle votazioni per il varo dello Stabilicum o Melonellum, atteso tra giovedì e venerdi. L’obiettivo del Governo è quindi sciogliere i nodi entro il 14 per presentare una maggioranza compatta in Aula.
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