25 aprile, Schlein a Sant'Anna di Stazzema: "Il fascismo non è un'opinione ma un reato"

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La leader Dem partecipa alle celebrazioni incontrando i superstiti dell'eccidio del 12 agosto 1944. Nel suo intervento rivendica la Liberazione come festa popolare e antifascista, chiedendo lo scioglimento delle organizzazioni neofasciste e il ripristino dei fondi per i luoghi della memoria. Il sindaco Maurizio Verona richiama la memoria come responsabilità civile e rifiuta ogni equiparazione tra partigiani e Repubblica di Salò

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La segretaria del Pd Elly Schlein, vestita di bianco e con un fazzoletto tricolore al collo, è arrivata a Sant'Anna di Stazzema (Lucca), teatro di un eccidio nazifascista, in occasione delle celebrazioni per il 25 aprile e la commemorazione delle vittime. Prima della cerimonia, Schlein ha incontrato alcuni superstiti della strage del 12 agosto 1944, costata la vita a 560 persone, insieme al sindaco di Stazzema Maurizio Verona.

Vestita di bianco e con un fazzoletto tricolore al collo, la segretaria del Pd Elly Schlein è arrivata a Sant'Anna di Stazzema (Lucca), teatro di un eccidio nazifascista, in occasione delle celebrazioni per il 25 aprile e la commemorazione delle vittime, 25 aprile 2026.  ANSA/Leonardo Roselli

L'intervento della segretaria del Pd

Nel suo intervento ufficiale, Schlein ha richiamato il valore della libertà di manifestazione di pensiero, sottolineando che "il fascismo non è un'opinione, è un crimine, è un reato, e voglio ringraziare i 32 parlamentari che hanno letto la costituzione per impedire una conferenza dei neofascisti. Le organizzazioni neofasciste devono essere sciolte, questo dice la nostra costituzione. Il 25 aprile è un giorno di festa, di memoria, impegno, porteremo avanti l'impegno della proposta legge nata proprio a Stazzema contro la propaganda nazista e fascista. Il 25 aprile ci insegna che non va mai persa la speranza, è davvero una giornata luminosa di riscatto e libertà, la nascita di una nuova Italia", ha affermato. Schlein ha poi aggiunto che "il 25 aprile non è divisivo, lo è solo per chi ha nostalgia degli oppressori. Il 25 aprile appartiene a tutti gli italiani ed è una festa popolare. La minaccia di rigurgiti fascisti non è solo quella diretta ma quella indiretta che trova linfa vitale ogni volta davanti all'indifferenza. Indifferenza che è stata a volte anche istituzionale, verso le migliaia di morti nel Mediterraneo che hanno diritto a venire qui e non essere deportate in Albania". In conclusione della sua orazione, indossando un fazzoletto tricolore dell'Anpi, Schlein ha sottolineato: "Evviva il 25 aprile, evviva l'Italia antifascista, ora e sempre Resistenza". La segretaria Dem ha inoltre rivolto un appello al governo: "Chiediamo con rispetto e fermezza al governo il ripristino delle risorse per i luoghi di memoria. So che ci sono state interlocuzioni e le parole del ministro Giuli le giudico positivamente e con rispetto ma bisogna passare dalle parole ai fatti".

Sindaco di Stazzema: "Non si possono equiparare partigiani e repubblichini"

Aprendo poi la cerimonia, il sindaco Maurizio Verona ha richiamato il valore civile e politico della memoria: "Oggi non siamo qui soltanto per ricordare, siamo qui per scegliere da che parte stare. Qui la responsabilità trasforma la memoria in un impegno quotidiano. Qui la memoria non è una cerimonia, è una responsabilità. Nel giorno della festa di Liberazione questo luogo ci chiede qualcosa di più della presenza, perché senza memoria non c'è democrazia. Non esiste una posizione intermedia tra chi ha lottato per la libertà e chi l'ha negata. Tra chi ha difeso la dignità umana e chi l'ha calpestata. Essere antifascisti oggi significa assumere questa responsabilità. Non è una formula retorica, è il fondamento della nostra Repubblica. Significa difendere la libertà, l'uguaglianza e i diritti. Significa opporsi a ogni forma di odio, discriminazione, violenza. Significa scegliere, non può esserci pacificazione fondata sull'ambiguità". Verona ha poi ribadito che "non si possono mettere sullo stesso piano i partigiani e chi ha combattuto nella Repubblica di Salò. I partigiani hanno lottato per liberare l'Italia. Nella Repubblica di Salò hanno scelto di stare dalla parte del nazismo, contribuendo ad un sistema che ha prodotto stragi, deportazioni, violenze, e crimini contro civili. Questa non è un'opinione, è un fatto storico - ha aggiunto -. E quando dalle istituzioni si tenta di attenuare questa verità, si compie un errore grave. Perché si indebolisce la memoria e si mette in discussione il fondamento stesso della nostra democrazia".

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