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Pd chiede di sospendere il gemellaggio tra Milano e Tel Aviv. Fiano: "Difficile restare"

Politica
©Getty

L'esponente di Sinistra per Israele rende pubblica la sua posizione in un post. Poi in una nota aggiunge: "Non ho lasciato oggi il Pd, ho chiesto una correzione di linea"

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Emanuele Fiano entra in conflitto con una parte del Partito democratico dopo la nuova richiesta di sospendere il gemellaggio tra il Comune di Milano e Tel Aviv portata in Consiglio comunale dalla capogruppo dem Beatrice Uguccioni a seguito dei bombardamenti su Gaza e il Libano. Ma poi spiega: "Non ho lasciato oggi il Partito democratico, ma ho invece dichiarato che la scelta del Partito democratico di Milano di chiedere al Consiglio comunale la sospensione del gemellaggio con la città di Tel Aviv rappresenta, a mio avviso, una decisione profondamente sbagliata". 

"Così si mettono il cuore in pace"

"Il Pd di Milano chiede nuovamente di sospendere il gemellaggio di Milano con Tel Aviv - ha scritto l'esponente di Sinistra per Israele sul suo profilo Facebook attaccando i suoi colleghi di partito -. Vedo che appoggiano questa richiesta portata in Aula in Consiglio Comunale dalla capogruppo Beatrice Uguccioni anche Pierfrancesco Majorino e ovviamente il segretario metropolitano Capelli. Bravi, complimenti, vi siete messi il cuore in pace così. È veramente difficile se non impossibile rimanere in un partito così". 

"La Tel Aviv che lavora da sempre per la pace"

Fiano ha proseguito: "Voi interrompete il legame con tutta Tel Aviv, anche quella che lavora senza tregua per la pace e contro la guerra da sempre, ricordando le proteste in Israele contro la guerra e il premier Netanyahu. È un'idea geniale, di alta politica, utilissima alla pace. È un classico della semplificazione manichea, da una parte sta solo il male, dall'altra il bene. E con la prima parte bisogna recidere ogni rapporto. Come non averci pensato prima?". L'esponente del Pd ha concluso: "Mi pare evidente che sia un grande contributo alla pace, nel giorno in cui 600 cattedratici israeliani denunciano, firmandosi, la violenza dei coloni che vogliono cacciare i palestinesi dalla Cisgiordania in barba a qualsiasi diritto nazionale e internazionale o anche a qualsiasi principio di umanità. Quando ho cominciato a frequentare il Pci milanese e poi il Pds si organizzavano incontri con la sinistra israeliana e quella palestinese e addirittura viaggi in Israele e Palestina per capire, per conoscere, per studiare (parola ormai desueta) e per farsi protagonisti del dialogo. Mai visto niente del genere nel partito di oggi. Mai visto chiedere un contributo a chi questa storia terribile la frequenta da decenni, mai visto aprire una discussione". 

Fiano: "Non ho lasciato il Pd"

Più tardi, Fiano ha deciso di spiegare meglio il suo intervento, escludendo una sua imminente uscita dal Pd: "Io non ho lasciato oggi il Partito democratico, come alcuni organi di informazione radiotelevisiva hanno annunciato, ma ho invece dichiarato che la scelta del Partito democratico di Milano di chiedere al Consiglio comunale la sospensione del gemellaggio con la città di Tel Aviv rappresenta, a mio avviso, una decisione profondamente sbagliata", ha scritto in una nota. "Si tratta - prosegue Fiano - di una scelta inutile rispetto all’obiettivo della pace e che, al contrario, rischia di alimentare ulteriori divisioni. È la soluzione che semplifica la complessità di quello che succede mettendo tutto il male da una parte e il bene dall’altra. Decidendo di sospendere i rapporti con a città che in Israele rappresenta i cuore dell’opposizione alle politiche di Netanyahu, dove milioni di israeliani negli ultimi tre anni si sono riversati in strada contro il governo e contro la guerra. È una posizione che mi ferisce profondamente e che mi pone in una condizione di disagio nei confronti del mio partito". Poi ha concluso: "Segna, inoltre, una distanza grande per me sul modo in cui viene oggi affrontata, da una parte del Partito democratico, la lettura del conflitto mediorientale. La mia reazione di oggi voleva dire questo e chiedere una vera correzione di linea".

Il post di Majorino

Tra i sostenitori della proposta anche Pierfrancesco Majorino, capogruppo del Pd in Regione Lombardia: "Il governo stragista e genocida di Netanyahu prosegue la sua folle azione in Libano. Una strategia che non trova ostacoli, assecondata da buona parte del mondo, che sembra aver scelto la via del silenzio - aveva scritto il 9 aprile sui suoi social -. Se le grandi istituzioni internazionali restano a guardare, Milano può scegliere di non essere complice. Sostengo con convinzione la linea assunta dal segretario provinciale Alessandro Capelli, da tutto il Pd Milano Metropolitana, dalle forze di centrosinistra e da numerose associazioni. Un piccolo gesto simbolico? Forse. Ma, di fronte a questo scempio, l'indifferenza è l'unica opzione che non possiamo permetterci". 

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