Ucraina, governo verso la fiducia sul decreto. Sfida di Vannacci alla Lega

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Ansa/Getty Images

I tre deputati di Futuro nazionale hanno presentato un emendamento e tre ordini del giorno contro l'invio di armi a Kiev. "Vediamo quanti patrioti nel centrodestra voteranno a favore degli Italiani”. Anche M5s e Avs contro l’invio di armi. In caso di fiducia però non si voteranno gli emendamenti, e i vannacciani cantano vittoria: “Salvini ha paura del voto e chiede di far porre la fiducia al decreto con il solo fine di impedire la votazione del nostro emendamento”

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Il governo guidato da Giorgia Meloni sembra essere intenzionato a porre la fiducia oggi pomeriggio alla Camera sul decreto Ucraina. La scelta dell’esecutivo sarebbe maturata nel corso di un confronto tra maggioranza ed esecutivo per "evitare strumentalizzazioni" su un tema così delicato:  Fratelli d’Italia infatti conferma il sostegno "convinto" alla "resistenza" degli ucraini e contesta la "narrazione alimentata e condizionata dal Cremlino", in base alla quale sarebbe inutile o deleterio sostenere Kiev, mentre Mosca vince la guerra. Fake news, è la linea del partito di Giorgia Meloni, secondo cui invece la Russia è "impantanata in una guerra di logoramento inaspettata che non riesce a vincere". La fiducia però servirebbe anche a osservare dove si collocheranno i tre deputati che si sono uniti alle fila del generale Vannacci, da poco uscito dalla Lega.

I vannacciani contro il decreto

Infatti - a pochi giorni dall’addio al Carroccio dell’ormai ex vicesegretario - Rossano Sasso, Edoardo Ziello (ex leghisti) ed Emanuele Pozzolo (ex FdI) hanno presentato un emendamento e tre ordini del giorno contro l'invio di armi a Kiev. "Vediamo quanti patrioti nel centrodestra voteranno a favore degli Italiani e soprattutto quanti assenti ci saranno tra le file della Lega che da mesi dice di non voler più inviare aiuti a Zelensky ma poi, nei fatti, si smentisce clamorosamente”, hanno affermato i tre. La proposta emendativa dei seguaci del generale va nella stessa direzione di quelle di Avs e Movimento 5 stelle, ma in tutti i casi probabilmente non sarà votata: l’eventuale fiducia infatti farebbe decadere tutti gli emendamenti.

Le tensioni a destra e a sinistra

Il caso del dl Ucraina agita la maggioranza, con i leghisti alla finestra per capire se la nuova formazione di Roberto Vannacci intende autoescludersi dal centrodestra di governo. Sul punto specifico i tre deputati di Futuro nazionale non hanno ancora deciso il da farsi, ma intanto rivendicano la loro "prima vittoria". "Salvini ha paura del voto e chiede di far porre la fiducia al decreto con il solo fine di impedire la votazione del nostro emendamento. Non potrà evitare i nostri tre ordini del giorno". Una ricostruzione, quella della spinta leghista per il voto di fiducia, smentita

categoricamente dai salviniani. Ma anche nel centrosinistra il quadro è frastagliato: in Aula il Pd voterà no alla fiducia ma a favore del provvedimento. Di contro il M5s, che - come Avs - abbraccia da tempo la causa dello stop delle armi a Kiev, non vuole essere sovrapposto a Vannacci: "Non presteremo il fianco e non legittimeremo l'operazione strumentale di chi mira ad un restyling della propria immagine su Kiev e pacifismo dopo 4 anni di legislatura passati a votare la linea Meloni". Tuttavia la comunanza d'intenti è sufficiente a irritare alcuni dem: "In un giorno, l'ennesimo, in cui la Russia massacra l'Ucraina leggo di emendamenti e ordini del giorno di nostri 'alleati'. Provo orrore", ha scritto sui social il senatore Filippo Sensi.

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