"Aiuti militari, civili, energetici, infrastrutturali. Andiamo avanti con quello che abbiamo sempre fatto. Si è trovata un'intesa veloce", ha detto il vicepremier Antonio Tajani. La mancata presenza del leader della Lega, secondo fonti vicine al Carroccio, è legata a "motivi personali" e non a divergenze sul contenuto del provvedimento
Il Consiglio dei ministri ha approvato, nel pomeriggio di oggi, il decreto che contiene la proroga degli aiuti all'Ucraina. "Aiuti militari, civili, energetici, infrastrutturali. Andiamo avanti con quello che abbiamo sempre fatto. Si è trovata un'intesa veloce", ha detto il vicepremier Antonio Tajani al termine del Cdm. Secondo quanto trapelato nelle scorse ore, dopo il pressing della Lega, nel testo si aggiungono al pacchetto armi anche aiuti civili spalmati sulla logistica, la sanità e la ricostruzione della rete elettrica. Giovedì 15 gennaio alla Camera si terranno le comunicazioni del ministro della Difesa Guido Crosetto sul decreto legge Ucraina.
Tajani: "Continueremo ad aiutare l'Ucraina"
"Ho firmato accordi con il ministro degli Esteri sul tema dell'energia, - aggiunge Tajani - che è un tema fondamentale, la ricostruzione della rete elettrica: il problema della popolazione civile è quello. Continueremo ad aiutare l'Ucraina: si difende l'Ucraina anche aiutando la popolazione civile. Aiuto politico, civile, infrastrutturale e militare. Andremo avanti a fare quello che si è sempre fatto. Ma mi auguro che non serva". E a chi gli chiede una replica alle parole del senatore leghista Claudio Borghi, Tajani risponde: "Non so cosa voglia dire stile, mi pare che sia stato trovato un accordo e che sia stato approvato. I testi legislativi sono quelli che contano". Il riferimento è al post social di Borghi che, per commentare la presenza della parola "militari" nel titolo del decreto, ha scritto: "Voi capite la pazienza che ci vuole e che ci è voluta? Diciamo che a qualcuno a quanto pare difetta lo stile che, anche nelle trattative, (e nella vita) non è una qualità trascurabile. Per quanto mi riguarda comunque possono anche chiamarlo Gino, basta che non cambi il testo".
Salvini assente al Cdm per motivi personali
Il vicepremier Matteo Salvini, invece, non ha partecipato al Consiglio dei ministri: in base a quanto confermato da fonti vicine al segretario della Lega, l'assenza è legata a "motivi personali". La mancata presenza del leader del Carroccio non sarebbe quindi un segno di disaccordo verso il decreto Ucraina: "C'era Giorgetti, c'erano i ministri della Lega", ha detto Tajani, e a chi gli ha chiesto se la formulazione del decreto sia andata bene al partito di Salvini ha risposto: "Lo hanno approvato…".
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"C'è soddisfazione perché i suggerimenti della Lega sono stati recepiti e si è data priorità agli strumenti difensivi, logistici e sanitari per aiutare la popolazione civile ucraina, piuttosto che ad altro", fanno sapere anche fonti della Lega in merito al decreto sugli aiuti all'Ucraina. "Con l'auspicio che i negoziati avviati da Trump portino finalmente alla pace, sarà utile avere interlocuzioni con tutte le parti coinvolte, comprese le istituzioni russe. Ribadendo la propria posizione di equilibrio e chiarezza, come già avvenuto nel conflitto fra Israele e Hamas, l'Italia può e deve avere un ruolo centrale nella via del ritorno alla pace".
Il decreto
Nella sostanza, il provvedimento è in linea con quelli che in questi quattro anni hanno permesso all'Italia di inviare dodici pacchetti di rifornimenti a Kiev. Il decreto proroga, fino al 31 dicembre 2026, previo atto di indirizzo delle Camere, l'autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari in favore delle autorità governative dell'Ucraina. Poi dà "priorità per quelli logistici, sanitari, ad uso civile e di protezione dagli attacchi aerei, missilistici, con droni e cibernetici e prevede il rinnovo a richiesta dell'interessato, fino al 4 marzo 2027, dei permessi di soggiorno per protezione speciale in possesso di cittadini ucraini già presenti sul territorio nazionale in data antecedente al 24 febbraio 2022, ferma restando la proroga della protezione temporanea concessa, fino alla medesima data, ai loro connazionali sfollati dall'Ucraina secondo quanto previsto dalla decisione di esecuzione (UE) 2025/1460. Infine introduce per gli editori obblighi assicurativi e in merito alla formazione sulla sicurezza per i giornalisti inviati in zone di guerra, con un contributo statale sperimentale per il 2026 di 600.000 euro, con un massimo di 60.000 euro per editore.