Sanità, decreto liste d'attesa diventa legge: cosa prevede

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Introduzione

È stata pubblicata il 31 luglio in Gazzetta Ufficiale la legge di conversione del decreto liste d'attesa, che entra in vigore a partire da oggi, 1 agosto. Tra le misure, anche la discussa istituzione di un organismo di verifica e controllo sull'assistenza sanitaria

che avrà la facoltà di valutare l'attività delle singole strutture sanitarie, anche avvalendosi dei Nas.

 

Resta comunque alla Regioni la responsabilità del rispetto dell'efficienza di

erogazioni dei servizi sanitari. Entro 60 giorni le Regioni dovranno istituire una Unità dedicata che dovrà individuare, entro 90 giorni, un Responsabile unico regionale per l'assistenza sanitaria (Ruas).

Quello che devi sapere

Il decreto liste d'attesa

  • È stata pubblicata il 31 luglio in Gazzetta Ufficiale la legge di conversione del decreto liste d'attesa, che entra in vigore a partire da oggi, 1 agosto. Partono dunque le misure volute dal governo per contrastare il fenomeno. Tra queste, anche la più discussa: l'istituzione di un organismo di verifica e controllo sull'assistenza sanitaria che avrà la facoltà di valutare l'attività delle singole strutture sanitarie, anche avvalendosi dei Nas. Resta comunque alle Regioni la responsabilità del rispetto dell'efficienza di erogazioni dei servizi sanitari. A questo scopo, entro 60 giorni le Regioni dovranno istituire una Unità dedicata (l'Unità centrale di gestione dell'assistenza sanitaria e dei tempi e delle liste di attesa), che dovrà individuare, entro 90 giorni, un Responsabile unico regionale per l'assistenza sanitaria (Ruas).

Per approfondire: 

Il via libera definitivo della Camera al testo

Quali sono le novità previste

  • Il testo prevede, tra l'altro, l'istituzione presso l'Agenas di una piattaforma nazionale per le liste d'attesa per monitorare i tempi di erogazione delle prestazioni. Le prestazioni andranno comunque garantite anche attraverso l'apertura a centri accreditati o convenzionati. Le visite diagnostiche e specialistiche vengono estese nel weekend con la possibilità anche di un ampliamento delle fasce orarie delle prestazioni. Viene istituito un Cup unico regionale o intraregionale e si individua, ancora, una metodologia per il superamento del tetto di spesa per l'assunzione del personale sanitario a partire dal 2025. Viene prevista infine una flat tax al 15% delle prestazioni orarie aggiuntive dei professionisti sanitari impegnati nella riduzione delle liste d'attesa.

Schillaci: “Diamo risposte concrete ai cittadini”

  • "Diamo risposte concrete ai cittadini e maggiore efficienza al servizio sanitario nazionale. Dopo anni di inerzia, questo Governo interviene in maniera strutturale con misure che affrontano tutti i fattori che hanno contribuito a un aumento intollerabile delle liste d'attesa", aveva detto i giorni scorsi il Ministro della Salute, Orazio Schillaci (in foto) che in un sondaggio di giugno scorso dopo la presentazione del pacchetto di misure aveva ottenuto un alto livello di gradimento. E alle critiche riguardo la tendenza alla privatizzazione aveva replicato: "Non ci sono regali ai privati, al contrario il privato accreditato dovrà fare pienamente la propria parte mettendo a disposizione tutta l'offerta di prestazioni nel Cup unico regionale"

Schillaci: “Diamo risposte concrete ai cittadini”

Le critiche del Sindacato Medici Italiani

  • "Davvero con le prestazioni aggiuntive si vogliono abbattere  le liste di attesa?”, si era chiesta dopo l'approvazione Pina Onotri, Segretario Generale Sindacato Medici Italiani (Smi): "Le visite diagnostiche e specialistiche vengono estese nel weekend con la possibilità anche di un ampliamento delle fasce orarie delle prestazioni. Ma ci chiediamo con quale personale, se vige ancora il tetto di spesa per l'assunzione di nuovi medici? Per di più, ancora una volta si punta sul privato accreditato, indebolendo il sistema pubblico di tutela della salute"

Le posizioni di Meloni e Schlein

  • Critica da subito l'opposizione, sui contenuti e sulla mancanza di risorse, tema quest'ultimo che già aveva provocato una bocciatura da parte della Conferenza delle Regioni. "Dopo aver portato il fondo sanitario al suo livello più alto di sempre, compiamo ulteriori passi avanti per garantire il diritto alla salute dei cittadini", aveva detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. "Il Pd continuerà a difendere la sanità da tagli e privatizzazione strisciante, lo faremo nel nome di chi ha pensato a un sistema universalistico, di donne come Tina Anselmi", aveva invece replicato la leader del Pd, Elly Schlein

Anche 498 giorni per un'ecografia

  • L’intervento - e le relative polemiche - è arrivato perché le liste d'attesa continuano a essere uno dei principali ostacoli per i cittadini che hanno un problema di salute. Al Nord, così come al Sud. Nell'Azienda Universitaria Friuli Centrale, per esempio, se si ha bisogno di un'ecografia dell'addome con classe di priorità 'P', cioè da eseguire entro 120 giorni, l'attesa media è di 498 giorni. Nell'Azienda Sanitaria 3 Ligure si aspettano in media 427 i giorni per una visita cardiologica nella stessa classe di priorità. All'Asl di Bari si riescono a erogare nei tempi previsti (10 giorni) solo il 9% delle visite pneumologiche con codice 'B', mentre alla Asl Napoli 1 Centro si rispettano i tempi delle visite oncologiche in  priorità 'B' in appena il 14% dei casi. Sono alcuni dei dati emersi da un'indagine realizzata da Cittadinanzattiva.

L’indagine di Cittadinanzattiva

  • L'indagine, che è stata condotta a metà giugno, si è concentrata sull'analisi dei tempi di attesa per sei prestazioni. Per ciascuna di esse è stato valutato il rispetto dei tempi previsti dal Piano Nazionale Governo Liste di attesa a seconda delle diverse classi di priorità: 'U' (da eseguire nel più breve tempo possibile); 'B' (entro 10 giorni); 'D' (entro 30 o 60 giorni); 'P' (entro 120 giorni). In generale, dalla ricerca emerge che le difficoltà nel rispetto delle tempistiche si riscontrano in tutto il Paese.

Forti differenze anche nella stessa Regione

  • In Friuli Venezia Giulia quasi tutte le prestazioni oggetto di indagine, a maggio, sono state erogate oltre i giorni previsti. Al contrario, in Veneto i tempi vengono rispettati per tutte le prestazioni e tutte le priorità. Bene anche la Calabria, anche se Cittadinanzattiva ritiene che siano necessarie ulteriori indagini su questa Regione. Forti le differenze anche all'interno della stessa Regione e perfino della stessa Asl: ad esempio nella Asl di Caserta, le mammografie con priorità B vengono garantite nei tempi previsti di 10 giorni solo nel 33%, mentre quelle con priorità D sono erogate tutte entro i canonici 60 giorni. È critico, invece, l'aspetto dell'omogeneità dei dati e della tempestività dell'aggiornamento. "Questa nostra indagine conferma ancora una volta un quadro di estrema disomogeneità nelle modalità e nelle tempistiche con le quali le Regioni e le singole Asl restituiscono i dati sulle liste di attesa nel loro territorio", ha detto la segretaria generale di Cittadinanzattiva Anna Lisa Mandorino.

I servizi di prenotazione telefonica

  • Sono segnalati infine problemi anche con i servizi di prenotazione telefonica. In generale, i tempi di attesa nella grande maggioranza dei casi sono ragionevoli, con il Cup della Regione Lazio risultato il migliore su scala nazionale con soli 2 minuti e 15 secondi di attesa. Non mancano, però, i disservizi: in Valle d'Aosta, Friuli Venezia Giulia e nell'Usl Toscana Centro, nel momento in cui è stata fatta la rilevazione, non si è riuscito a parlare con l'operatore e procedere alla prenotazione.

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