Le riforme, tra logica del diritto e ragioni della politica

Politica
Massimo Leoni

Massimo Leoni

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La maggioranza ha in animo di portarne a termine due, che incidono profondamente sul sistema e che non sono l’una estranea all’altra: il presidenzialimo e  l’autonomia differenziata. L’ideale sarebbe discutere delle due cose in un unico disegno riformatore, in modo da rendere tutto organico e coerente. La nuova puntata de "La Guida", che ci aiuta a orientarci nel mondo della politica

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La questione se vada scritta e approvata prima la riforma costituzionale in senso presidenzialista o, piuttosto, l’autonomia regionale differenziata non è un problema di punti di vista, non è l’enigma dell’uovo e la gallina. Nella teoria del diritto, pubblico e costituzionale, esiste ciò che si chiama gerarchia delle fonti. La norma fondamentale, che noi chiamiamo Costituzione, viene prima delle altre norme. Che devono essere coerenti, e certo mai contraddittorie con gli articoli della Carta. Sennò, in vari modi, interviene la Corte costituzionale – giudice delle leggi – a sanare – anche qui in vari modi - la contraddizione o l’incoerenza.

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Il problema si crea quando un governo, una maggioranza, ha in animo di portare a termine due riforme che incidono profondamente sul sistema e che, non da ultimo, non sono l’una estranea all’altra. L’interazione tra forma di Stato (ciò di cui si occupa la riforma delle autonomie) e la forma di governo (di cui tratterebbe la riforma presidenzialista) è evidente. E la possibilità che la prima assuma la veste di una legge ordinaria non toglie che le questioni che affronta abbiano chiara rilevanza costituzionale. L’ideale sarebbe discutere delle due cose in un unico disegno riformatore, in modo da rendere tutto organico e coerente. In seconda istanza, visto che il presidenzialismo – qualunque forma assuma – cambierebbe profondamente la Costituzione, sarebbe meglio cambiare prima la cornice, per essere certi che poi il quadro delle autonomie regionali possa trovarvi posto senza forzature. Il contrario sarebbe quanto meno strano: la norma fondamentale, in un passaggio cruciale come quello da una forma di governo all’altra, dovrebbe tener conto di una legge ordinaria che ha cambiato – in qualche misura – la forma di Stato.

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Ma la politica è l’arte del possibile e le stranezze sono all’ordine del giorno. La Lega ha fretta di portare a casa l’autonomia differenziata, perché – dice – una legge ordinaria si fa prima. Il che sembra ed è un non senso rispetto a come dovrebbero funzionare le cose. Il problema è un altro. È che nessuno è sicuro che la riforma presidenzialista si faccia davvero e i precedenti tentativi non sono incoraggianti. Allora tra niente e piuttosto è meglio piuttosto. Specie se nel nome di quel piuttosto si sono chiesti voti. Altri della maggioranza, però, i voti li hanno chiesti su altro. Aspettando di vedere il ruolo che vogliono giocare le opposizioni, la partita è aperta.    

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