Pensioni, Opzione donna e Ape sociale verso proroga nel 2022

Politica

L’irritazione del premier di fronte alle critiche dei sindacati: "Non mi aspettavo interventi tanto polemici". Per Draghi non si può non operare "una transizione, graduale, verso la normalità"

Proroga di un anno Opzione donna, che consentirebbe alle lavoratrici di andare in pensione con 58 anni d’età (59 anni se "autonome") e 35 di versamenti usufruendo di un assegno interamente "contributivo". E poi prolungamento di almeno 12 mesi dell’Ape sociale (ovvero l'anticipo pensionistico), con l’estensione della platea a nuove categorie di lavoratori, quelli impegnati in attività considerate gravose. Questo quanto sarebbe stato inserito nel complesso quadro previdenziale del dopo Quota 100, bocciato però nelle ultime ore dai sindacati in pressing per ottenere una riforma organica con una vera flessibilità in uscita. L’intesa non c’è. E il problema è dentro e fuori dalla maggioranza. 

Il braccio di ferro governo-sindacati

approfondimento

Pensioni, nessuna intesa sul dopo Quota 100

Il clima è talmente teso al tavolo governo-sindacati che le stesse fonti sindacali parlano di un vero e proprio "braccio di ferro", tanto che la riunione, iniziata nel tardo pomeriggio di ieri viene aggiornata. Il premier Draghi ha lasciato l'incontro, anche se da Palazzo Chigi si affrettano ad assicurare che è "per un impegno". Cgil, Cisl e Uil avrebbero mosso obiezioni all'impianto generale della legge di Bilancio. Ma è la riforma delle pensioni il principale pomo della discordia.

Quota 41 per i contributi

L’ultima opzione all’esame dei tecnici è stata costruita attorno al requisito fisso dei 41 anni di contributi, sulla falsariga della "Quota 41" cara al Carroccio: possibilità di uscita al raggiungimento del quarantunesimo anno di contribuzione, a prescindere dall’età anagrafica. Sarà un percorso graduale, ma l’obiettivo del governo del premier Mario Draghi è tornare al sistema ordinario delle pensioni disegnato dalla legge Fornero. Per i sindacati, che chiedevano una riforma complessiva delle pensioni, è una doccia gelata. E a calmare gli animi non basta l'annuncio della proroga di un anno di Opzione donna e dell'Ape sociale, con estensione ad altre categorie di lavori gravosi.

Verso la mobilitazione

I sindacati sentenziano che l'incontro non è andato bene: dopo il varo della legge di bilancio, valuteranno le modalità di una "mobilitazione". All'uscita da Palazzo Chigi, dopo tre ore di confronto prima con Draghi, poi con i ministri Franco, Orlando e Brunetta, le parole sono assai dure. Luigi Sbarra della Cisl parla di "grandi insufficienze e squilibri, per effetto del mancato dialogo con le parti sociali": le misure sono "largamente insufficienti sia per le pensioni, che per gli ammortizzatori sociali e per la non autosufficienza", aggiunge. Non bastano "soli" 600 milioni, sottolineano Pierpaolo Bombardieri della Uil e Maurizio Landini della Cgil: "non è una riforma degna di questo nome". E quindi la domanda diventa: sciopero generale? "Se giovedì il governo confermerà questa impostazione valuteremo iniziative unitarie di mobilitazione” – la risposta di Landini. Le prossime ore serviranno a definire un'intesa in maggioranza.

I tempi della legge di Bilancio

Intanto, da fonti di governo trapela una ulteriore indiscrezione sulla legge di Bilancio, al capitolo "fisco": dovrebbe essere confermato il fondo ad hoc per il taglio delle tasse, un tesoretto di 8 miliardi. La destinazione specifica verrà poi più concretamente decisa in Parlamento. Oltre al taglio delle tasse, sul piatto anche il reddito di cittadinanza - che va rivisto - e il Superbonus (si valuta se estendere o meno il beneficio alle monofamiliari). E il tempo stringe: l'esecutivo di Mario Draghi è chiamato domani, giovedì 28 ottobre, ad approvare il testo della legge di Bilancio da inviare poi, al più presto, al Parlamento. La manovra deve infatti ricevere l'ok definitiva dell'Aula a dicembre. 

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