Ballottaggi, Pd esulta. Conte freddo. Meloni: no debacle centrodestra

Politica

Massimo Leoni

©Ansa

Cosa cambia dopo il secondo turno delle amministrative. Letta rilancia la necessità di un campo largo ma incassa la freddezza dei Cinque stelle. Sul fronte centrodestra Meloni ammette il risultato deludente ma non vuole sentir parlare di debacle. E invoca un chiarimento urgente con gli alleati di centrodestra: "nostri elettori disorientati".

Ognuno dà il nome che vuole a una giornata così. Il trionfo senza trionfalismi di Enrico Letta. La sconfitta ma non la debacle di Giorgia Meloni. La matematica di Matteo Salvini che, “se non è un’opinione”, il centrodestra le amministrative non le ha perse. I Cinquestelle che pensano agli astenuti e a come recuperarli alla politica, possibilmente quella del Movimento. Con il leader Giuseppe Conte che, in un sintetico post su fb, il centrosinistra manco lo nomina. 

Letta federatore e la freddezza del M5s

In questo lunedì la sconfitta è un problema, la vittoria non è un balsamo. Chi vince, soprattutto il PD, dovrà gestire da una posizione di maggiore forza un problema assai complicato. Il centrosinistra con i Cinquestelle. Legame controverso prima, che la debacle del Movimento può incattivire. Letta ce la mette tutta a rassicurare: Il Pd sarà guida e federatore, perché questa è la sua ragione di vita. Ma nel rispetto di tutti quelli che sceglieranno il centrosinistra come luogo dell’agire politico. Scegliere è inevitabile, la destra è la parte opposta, spazio in mezzo non ce n’è. E’ il mondo che vede – o che vorrebbe – il segretario. Coerente con quella preferenza per il maggioritario che ha espresso dal primo giorno del suo mandato. Nella conferenza stampa post voto, parole apparentemente innocue, suonano però come un avvertimento: i nostri elettorati si sono saldati, fusi. Lo dice e lo ripete due volte. Vuol dire, fate attenzione: se scegliete la parte giusta avete possibilità di tenervi quei voti. Sennò, restano qui. Dalla parte giusta, appunto. La risposta di Conte suona, nella migliore delle ipotesi, interlocutoria. “Complimenti a Raggi e Appendino. A Roma, Torino e Trieste siamo all’opposizione”. Sembra il 2018: né con la destra, né con la sinistra. Certo, se Letta considera Italia Viva parte del centrosinistra, la parole di Renzi non aiutano: “è finito ovunque il tempo dei Cinquestelle”, sibila ad urne ancora calde.

Il futuro del centrodestra

Uno sguardo a destra. Salvini non vede la sconfitta. Più che il centrodestra, il suo problema sembra essere la Lega. Anche se fa scrivere che il Carroccio ha 82 sindaci in più, annuncia che cambierà i segretari cittadini e comincerà una campagna d’ascolto e confronto con il paese reale, che forse gli ricorderà che da tempo lui dice di fare praticamente solo quello: ascoltare e confrontarsi con il paese reale. Meloni la sconfitta la vede e la ammette. Serve subito un incontro tra i leader: bisogna discutere, chiarire. Tre partiti, tre posizioni differenti: si perde, è chiaro. A Forza Italia sono convinti di aver perso meno, forse perché avevano meno da perdere. Berlusconi è d’accordo con Meloni. Bisogna vedersi presto, subito. Lui ha quasi portato Putin nella Nato. Può di nuovo mettere d’accordo tutti. Federo, ergo sum. 

Ps. Per tutto ciò di cui sopra, è difficilissimo rispondere all domanda se il governo Draghi esce rafforzato da questo voto. Per la cronaca, Enrico Letta dice di sì.

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