Tra tecnici e manuale Cencelli, il delicato mix di Mario Draghi

Politica

Massimo Leoni

L’eredità del Conte ter, il ritorno della destra al governo. Sottosegretario a Palazzo Chigi è Garofalo, il nemico della manovra di bilancio gialloverde.

Politico non poteva essere, perché le ultime settimane avevano detto che era impresa impossibile. Sul tecnico c’era una tradizione sfavorevole e un’ultima esperienza – quella di Mario Monti, che una parte importante dell’opinione pubblica ha sempre valutato disastrosa. Così, Il governo tecnico politico pareva l’unica via di uscita. E che fosse quella scelta da Mario Draghi l’aveva spoilerato, poche ore prima, il quesito con cui i militanti a cinquestelle avevano detto sì all’entrata nel governo del Movimento. Draghi ha dimostrato, tra l’altro, di essere un ottimo ascoltatore. I due giri di consultazioni sono serviti a dargli un’idea di ciò che si muoveva nella pancia e nella testa di partiti provati da una legislatura, diciamo così, avventurosa. E a capire, forse, che intorno ai tecnici doveva soprattutto girare il progetto e la realizzazione del recovery plan. E che il resto, tanto, doveva andare ai partiti con un occhio attento, quasi maniacale, all’antico, utilissimo e democristiano manuale Cencelli. (GOVERNO DRAGHI, LE NOTIZIE IN TEMPO REALE - LE REAZIONI POLITICHE)

Governo tecnico sull’ottovolante

approfondimento

Governo Draghi, chi sono i ministri

 

Allora, i tecnici sono 8. Sono nomi che frequentano da tempo la classe dirigente, non solo italiana. Non sono politici, ma come ogni élite, conoscono bene il potere, i poteri. Con questo – con questi – hanno confidenza e rispetto reciproci. Allora Daniele Franco all’economia; Vittorio Colao e Daniele Bianchi –coordinatori di Task Force sbandierate quanto inascoltate dal governo Conte; Roberto Cingolani a capo di una sorta di superministero dell’ambiente, lo stesso Enrico Giovannini alle infrastrutture servono a questo. Sono la spina dorsale del recovery plan, servono a dire all’Europa che avrà avuto ragione a fidarsi dell’Italia e ad affidargli 209 miliardi. Oltre che con il potere, hanno confidenza e rispetto reciproci con il presidente del Consiglio, il che non guasta. Certo, ci sono pure Giorgetti allo sviluppo economico e Patuanelli alle politiche agricole. Saranno in campo sul recovery, ufficiali di collegamento con la politica. Giorgetti lo sarà anche tra Draghi e la Lega.

Sono 15 i ministeri “politici”

Compresi loro due i politici sono 15. 16, se ci mettiamo anche Draghi. Tanti. Indispensabili per tenere insieme partiti con visioni del mondo opposte. Il Movimento aveva chiesto che non si cominciasse da zero, perché loro al governo ci sono da inizio legislatura. E allora si comincia da nove, il numero dei ministri ereditati dal Conte due. I rapporti difficili tra Lega e Pd possono migliorare con la contemporanea presenza dei vice di Zingaretti e Salvini. La riconferma alla Farnesina di Luigi Di Maio, serve a dire ai governisti del Movimento che avevano ragione loro. Speranza resta al ministero della Salute, una specie di medaglia al valore e al coraggio, in circostanze tragiche ed inedite, anche di sbagliare. E Forza Italia è ampiamente premiata per la scommessa del Cavaliere: moderazione ed europeismo.

La politica vince nei numeri. Ma attenzione- Il sottosegretario alla presidenza del consiglio è Roberto Garofoli. Uno che da capo di gabinetto del Mes si era dimesso, ai tempi del governo gialloverde, per aver fatto a cazzotti con la politica. Anzi, con i Cinquestelle.

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