Csm, la nota del Colle: Mattarella “estraneo a dibattiti tra forze politiche”

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Il Quirinale interviene con un comunicato “sulle vicende inerenti al mondo giudiziario”. Il capo dello Stato, si precisa, “non può sciogliere il Consiglio superiore della magistratura in base a una propria valutazione discrezionale”. E ancora: se i partiti sono favorevoli a una riforma, l’approvino in Parlamento

Sergio Mattarella, come presidente della Repubblica, rimane “estraneo a dibattiti tra le forze politiche”. A ribadirlo è una nota del Quirinale “sulle vicende inerenti al mondo giudiziario”. Il capo dello Stato, si precisa, “non può sciogliere il Consiglio superiore della magistratura in base a una propria valutazione discrezionale”. E ancora: se i partiti sono favorevoli a una riforma del Csm, l’approvino in Parlamento. Il comunicato del Colle è arrivato dopo le polemiche per il caso dell'ex presidente dell'Anm Luca Palamara e i giudici intercettati, con diversi politici che avevano sollecitato un intervento di Mattarella.

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Nella nota del Colle si legge: “In riferimento alle vicende inerenti al mondo giudiziario, assunte in questi giorni a tema di contesa politica, il presidente della Repubblica ha già espresso a suo tempo, con fermezza, nella sede propria - il Consiglio superiore della magistratura - il grave sconcerto e la riprovazione per quanto emerso, non appena è apparsa in tutta la sua evidenza la degenerazione del sistema correntizio e l’inammissibile commistione fra politici e magistrati”. Inoltre, continua la nota, Mattarella “ha, in quella stessa sede, sollecitato modifiche normative di legge e di regolamenti interni per impedire un costume inaccettabile quale quello che si è manifestato, augurandosi che il Parlamento provvedesse ad approvare una adeguata legge di riforma delle regole di formazione del Csm”. “Una riforma – si legge ancora – che contribuisca, unitamente al fondamentale e decisivo piano dei comportamenti individuali, a restituire appieno all’Ordine giudiziario il prestigio e la credibilità”, il tutto “salvaguardando l’indispensabile valore dell’indipendenza della Magistratura”.

“Il presidente della Repubblica non può sciogliere il Csm a discrezione”

Il Quirinale, poi, chiarisce ancora una volta che “il presidente della Repubblica si muove - e deve muoversi - nell’ambito dei compiti e secondo le regole previste dalla Costituzione e dalla legge e non può sciogliere il Consiglio superiore della magistratura in base a una propria valutazione discrezionale”. “Il Csm – si spiega – a norma della Costituzione conclude il suo mandato dopo quattro anni dalla sua elezione e può essere sciolto in anticipo soltanto in presenza di una oggettiva impossibilità di funzionamento, condizione che si realizza, in particolare, ove venga meno il numero legale dei suoi componenti. Qualora ciò avvenisse, il presidente della Repubblica sarebbe obbligato dai suoi doveri costituzionali a convocare, entro un mese, nuove elezioni dell’intero organo, ovviamente secondo le regole vigenti per la sua formazione”. Ma, spiega ancora la nota, “l’attuale Csm, rinnovatosi in parte nella sua composizione, non si trova in questa condizione ed è impegnato nello svolgimento della sua attività istituzionale”.

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Nella nota, inoltre, si ricorda che “se i partiti politici e i gruppi parlamentari sono favorevoli a un Consiglio superiore della magistratura formato in base a criteri nuovi e diversi, è necessario che predispongano e approvino in Parlamento una legge che lo preveda: questo compito non è affidato dalla Costituzione al presidente della Repubblica ma al governo e al Parlamento”. “Governo e gruppi parlamentari – continua il Colle – hanno annunziato iniziative in tal senso e il presidente della Repubblica auspica che si approdi in tempi brevi a una nuova normativa”. “Al presidente della Repubblica – si ribadisce – competerà valutare la conformità a Costituzione di quanto deliberato al termine dell’iter legislativo, nell’ambito e nei limiti previsti per la promulgazione”.

“Dichiarazioni del capo dello Stato potrebbero essere strumentalizzate”

Riguardo “alla richiesta che il presidente della Repubblica si esprima sul contenuto di affermazioni fatte da singoli magistrati contro esponenti politici”, il Colle ricorda che “sull’intera vicenda sono in corso un procedimento penale e diversi procedimenti disciplinari e qualunque valutazione da parte del presidente della Repubblica potrebbe essere strumentalmente interpretata come una pressione del Quirinale su chi è chiamato a giudicare”. Il riferimento è ad alcune intercettazioni tra magistrati con attacchi a Matteo Salvini. La nota, comunque, ricorda che “un eventuale scioglimento del Consiglio superiore della magistratura comporterebbe un rallentamento, dai tempi imprevedibili, dei procedimenti disciplinari in corso nei confronti dei magistrati incolpati dei comportamenti resi noti, mettendone concretamente a rischio la tempestiva conclusione nei termini previsti dalla legge”. Infine, il Quirinale ribadisce: “In merito alle vicende che hanno interessato la Magistratura, il presidente della Repubblica, come ha già fatto in passato, tornerà a esprimersi nelle occasioni e nelle sedi a ciò destinate, rimanendo estraneo a dibattiti tra le forze politiche e senza essere coinvolto in interpretazioni di singoli fatti, oggetto del libero confronto politico e giornalistico”.

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