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Legge elettorale, cosa succede dopo la bocciatura del referendum voluto dalla Lega

3' di lettura

Per il momento resta il Rosatellum, ma dopo il no alla proposta della Lega da parte della Consulta, si fa strada il Germanicum. Sul sistema simile al modello tedesco spingono M5s e Pd, ma hanno ancora delle perplessità Leu e Italia viva. Salvini contro i "poltronari"

La Corte Costituzionale ha dichiarato “inammissibile” il referendum della Lega che proponeva un ritorno al sistema maggioritario. La legge elettorale resta per il momento, dunque, il Rosatellum, che prende il nome dal relatore della riforma Ettore Rosato, un sistema misto tra maggioritario e proporzionale applicato per la prima volta alle politiche del marzo 2018. Ma oltre a questa naturale conseguenza, sono diversi gli scenari che si aprono dopo la decisione della Consulta. (LEGGE ELETTORALE: TUTTO QUELLO CHE C'E' DA SAPERE - STORIA DEI REFERENDUM ELETTORALI)

L’avanzata del Germanicum

Per quanto riguarda il sistema di voto, si fa strada il Germanicum. Si tratta di un proporzionale simile al modello tedesco con sbarramento intorno attorno al 5%, che ha ora buone chance di essere approvato. I relatori del testo sono Emanuele Fiano (Pd) e Francesco Forciniti (M5s). A difendere l'impianto proporzionale del Germanicum è stato il ministro Dario Franceschini, secondo il quale questo sistema - fortemente voluto da M5s e che il Pd ha infine accettato - potrebbe favorire una alleanza tra i due soggetti, magari dopo le urne: "Il sistema proporzionale con sbarramento al 5% pone vincoli meno stringenti prima delle elezioni, si può andare separati, ma poi torna il tema delle alleanze, da preparare prima delle elezioni. Si può salvare il bipolarismo e formare dei poli meno forzati dalla legge elettorale”. Sul Germanicum ci sono perplessità da parte di Leu e Italia viva: il nodo è la soglia del 5%.

Le mosse e le preoccupazioni della Lega

Tra gli effetti sul piano politico, dopo la bocciatura, Salvini ha aperto la campagna contro i "poltronari" di maggioranza: una strategia sulla quale il leader leghista punterà nei prossimi giorni per la spallata a Bonaccini, alle elezioni regionali in Emilia Romagna. E comunque, avvertono da via Bellerio, prima o poi si tornerà a votare e la Lega sarà ancora forte. Ma tra i leghisti c'è chi ammette qualche timore: per dare più chance al referendum Calderoli di passare, i salviniani hanno firmato anche il referendum contro il taglio dei parlamentari e ora questa mossa è un boomerang. E poi il tempo in politica è un fattore cruciale: se la legislatura va avanti la Lega rischia di indebolirsi.

Sollievo al governo

Di conseguenza, il governo tira un sospiro di sollievo. Il referendum della Lega per il maggioritario era un pericolo per l'esecutivo, anche perché rischiava di diventare un referendum pro o contro Salvini. Scampato il pericolo, il premier Giuseppe Conte non si scompone: da Palazzo Chigi trapela solo che ne "prende atto". Ma tutti concordano, ai vertici dell'esecutivo, che ora il premier può affrontare con più tranquillità la verifica di governo attesa dopo le regionali, senza il carico di ansie di un appuntamento elettorale così importante e denso di significati.

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