Commissione banche, caso Lannutti: figlio lavora a Popolare di Bari. Lui: resto candidato

Politica

Il senatore ribadisce di essere il candidato del Movimento alla presidenza della commissione d'inchiesta sulle banche. Di Pietro lo difende: "Lo attaccano perché hanno paura". Pd e Italia viva chiedono un altro nome 

Tensione sulla commissione bicamerale d'inchiesta sulle banche, slitta la seduta in calendario giovedì per l'elezione del presidente, del vicepresidente e dei segretari. Intanto, scoppia il caso Lannutti candidato M5S alla guida della Commissione Banche. Suo figlio lavora alla Popolare di Bari, salvata proprio in questi giorni dal governo con un investimento da 900 milioni di euro. Il Pd, già contrario alla candidatura, gli chiede un passo indietro. Stessa cosa chiede Italia Viva, ma il senatore non arretra.

Lannutti: io non mi sfilo

"Non mi ritiro dalla corsa alla presidenza della commissione banche. Fin quando non mi chiederanno di lasciare io sono il candidato”, dice a Radio Capital il senatore ed ex presidente dell'Adusbef, Elio Lannutti.  "Questa si chiama macchina del fango, Alessio (il figlio, ndr) è il più giovane giornalista professionista, è stato giornalista parlamentare, si è laureato con 110 e lode, è stato licenziato, gli ho sconsigliato di continuare a fare il giornalista e ha trovato lavoro come impiegato".

“Nessun conflitto di interesse”

Quanto al conflitto di interesse, Iannutti non ci sta: "Cosa significa che mio figlio lavora in banca? Dov'è il conflitto di interesse? Andate a vedere il conflitto di interesse di coloro che hanno fatto i crack e non di uno che lavora onestamente. Vi dovete vergognare! Di Pietro mi difenda anche da questo!”. Il senatore ha infatti affidato la sua difesa a ad Antonio Di Pietro e ad Antonio Tanza, presidente dell'Adusbef.

Pd e Iv: si ritiri

Diverso il punto di vista di Pd e Italia Viva. “Il M5S ci tolga dall'imbarazzo e ritiri la candidatura: scegliamo il nome più adatto insieme”, chiede il capogruppo Iv al Senato Davide Faraone. “Sicuramente non avrà i nostri voti”, scrive invece su Fb il deputato Pd Emanuele Fiano che ricorda il post antisemita sui Protocolli di Sion condiviso sui social tempo fa da Lannutti.

 

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