Manovra, caso Radio Radicale: fondi fino alla gara di appalto nel 2020. Scontro M5S-Pd

Politica

Scintille tra i giallorossi, poi il compromesso. La radio proseguirà il servizio fino all'espletamento della gara: confermati 8 milioni per il prossimo anno. Di Maio: "Finita la mangiatoia, 24 miliardi non ci sono più" 

Il contributo per Radio Radicale, che ha provocato uno scontro nella maggioranza tra M5S e Pd, alla fine rimane nella manovra ma solo in attesa di una gara che dovrebbe arrivare "entro la prima parte dell'anno". Ad annunciarlo è Andrea Martella, sottosegretario all'Editoria. "Radio Radicale proseguirà nel servizio fino all'espletamento di una gara ed è confermato lo stanziamento di 8 milioni l'anno. Questa è l'intesa che entra nella manovra", ha detto. Poi ha ribadito che "si farà una gara di appalto" e che fino ad allora "Radio Radicale potrà erogare il servizio". "La gara - ha assicurato - sarà fatta in tempi rapidi, sicuramente entro la prima parte dell'anno". Luigi Di Maio ha offerto una data più precisa. "Ci sarà una gara per il 30 aprile 2020, nella quale Radio Radicale conoscerà il libero mercato. I 24 milioni non ci sono più e vinca il migliore, è finita la mangiatoia", ha detto il leader del M5S al termine del vertice di maggioranza.

Lo scontro nella maggioranza

A provocare lo scontro nella maggioranza sono stati proprio gli otto milioni all'anno per tre anni previsti per Radio Radicale. Lo stanziamento, ipotesi di una bozza della manovra, ha animato il vertice a Palazzo Chigi sulla legge di bilancio. Da un lato il M5s che, come già successo in passato, si è opposto con forza al finanziamento della storica radio. Dall’altro il Pd e Italia viva che, secondo quanto trapelato da diverse fonti, hanno difeso il contributo in favore dell’emittente. Dello stesso parere Leu. "Sistemiamo questi ultimi dettagli", aveva detto il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, nonché capo politico del M5s, rispondendo a chi nel pomeriggio gli chiedeva se ci fosse un accordo su Radio Radicale.

Di Maio: "Diamoli ai terremotati"

Contro i 24 milioni si era scagliato tutto il M5S. I pentastellati hanno anche lanciato su Twitter un hashtag - #24milioniper - e hanno retwittato le proposte fatte da diversi utenti. Il partito di Di Maio, in un post sul Blog delle Stelle, a proposito dello stanziamento per l’emittente, aveva fatto sapere: "Noi non ci stiamo! Diteci voi come utilizzereste questi soldi". "Diamoli ai terremotati…", aveva detto Di Maio, innescando una polemica prima del vertice a Palazzo Chigi.

Morani: "I fondi per Radio Radicale non si toccano"

"Per chiarezza: i fondi per Radio Radicale non si toccano. E lasciamo fuori i terremotati da polemiche politiche per piacere", aveva risposto su Twitter la sottosegretaria Pd allo Sviluppo economico Alessia Morani, dopo le parole di Di Maio.

Falconio: "Non siamo noi ostacolo a ricostruzione"

"Non credo che sia l'editoria l'ostacolo alla ricostruzione post terremoto", aveva detto il direttore di Radio Radicale, Alessio Falconio. "Radio Radicale - aveva aggiunto - svolge un servizio pubblico da 43 anni, riconosciuto anche da Agcom. Un servizio che dà voce alle istituzioni del Paese: al governo, ai partiti, al Csm, a tutti i movimenti".

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