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Russiagate, Renzi a Conte: “Giusto che il premier vada al Copasir e spieghi tutto”

I titoli delle 18 di Sky Tg24 del 6 ottobre

3' di lettura

Il leader di Italia Viva sul caso Usa che sta coinvolgendo anche il nostor Paese: “La domanda è: perché il ministro della Giustizia Usa è venuto segretamente a incontrare il capo del Dis?”. Sull’ipotesi di essersi messo d’accordo con Obama contro Trump: “Fregnacce”

È una "complicata spy story", di quelle che in America "potrebbero usare come fiction, una meravigliosa serie tv". Così Matteo Renzi, leader di Italia viva, parla del Russiagate: il caso che ha scosso gli Usa è diventato un affare anche italiano quando, secondo quanto rivelato dalla stampa statunitense, il ministro della Giustizia William Barr ha incontrato a Roma alcuni membri dell’intelligence italiana. “La domanda è: perché il ministro della Giustizia americano è venuto segretamente a incontrare il capo del Dis?”, si è chiesto Renzi intervistato nel programma Rai “Mezz'ora in più”. “Penso che se si vuole fare chiarezza, come Conte ha detto, è giusto che il presidente del Consiglio vada al Copasir e spieghi tutto”, ha aggiunto l’ex premier. E ancora: "Credo che farebbe bene a cedere la delega sui servizi: non c'è l'obbligo di farlo ma io suggerisco, nell'interesse del presidente del Consiglio, di metterci un professionista".

L'Italia e il caso Russiagate

Barr avrebbe incontrato in Italia Gennaro Vecchione, direttore generale del dipartimento dell'Intelligence italiana, il capo dell'Intelligence all'estero Luciano Carta e Mario Parente, capo del Servizio segreto civile. La misteriosa visita - insieme al procuratore federale John Durham - farebbe parte di una specie di contro inchiesta sulle origini del Russiagate, voluta da Donald Trump, per rispondere alle accuse del procuratore speciale Mueller e dell'Fbi: l’ipotesi del presidente Usa è che sotto ci fosse un'operazione dei servizi segreti occidentali - compresi quelli italiani - per impedire insieme al 'deep state' americano la sua elezione. Barr e Durham avrebbero chiesto agli 007 italiani informazioni sull'accademico maltese Joseph Mifsud, il docente sparito della Link university di Roma che per primo rivelò alla campagna di Trump il possesso da parte dei russi di materiale compromettente su Hillary Clinton (le email hackerate divulgate nei mesi successivi da WikiLeaks). La confidenza fu ricevuta da un consigliere del tycoon, George Papadopoulos, che la condivise con diplomatici australiani a Londra, i quali la spifferarono poi all'Fbi dando avvio al Russiagate. Trump e i suoi alleati sono convinti che Mifsud sia un agente occidentale sotto il controllo della Cia o dell'Fbi, usato nel 2016 per tendere una trappola alla sua campagna. Papadopoulos, condannato nel Russiagate per aver mentito all' Fbi sui suoi rapporti con Mifsud, ha scritto su Twitter che il professore maltese "era un operativo italiano gestito dalla Cia". Nel presunto complotto ai danni del tycoon - continua la tesi del team di Trump - i governi italiani sarebbero stati complici dell'ex presidente Usa Barack Obama. A tirare in ballo Obama è soprattutto Papadopoulos: ha accusato l'amministrazione Obama di aver messo in piedi una trama con i servizi segreti per fermare l'ascesa di Trump e poi, su Twitter, ha accusato Obama di collusione con governi stranieri per spiare un avversario politico.

Renzi: “Non è una spy story ma una farsa”

Renzi ha definito queste accuse delle "fregnacce". “C'è chi sostiene che in questa vicenda nel 2016" sui rapporti di Trump con la Russia "ci sia un ruolo di Obama: mi accusano di essermi messo d'accordo con lui, ma è evidente che questa ipotesi non è una spy story ma una farsa”, ha commentato. “Non a caso – ha aggiunto – ho querelato il signor Papadopoulos che dice queste cose, gli ho chiesto un milione di dollari di danno. Questa cosa non esiste”. Sui suoi rapporti con Obama, Renzi ha spiegato: “Io avevo un rapporto molto stretto con Obama e sono pronto a testimoniare in ogni tribunale del mondo rispetto alla straordinaria correttezza umana, morale, politica di Obama. Chi lo tira in ballo lo fa per dinamiche politiche interne". Sulla Link university, ha aggiunto: "Io non la conosco ma bisognerebbe fare chiarezza".

Per Renzi, Conte deve chiarire al Copasir

Del Russiagate, Renzi aveva parlato anche in un’intervista alla Stampa. Aveva spiegato di non conoscere né il professor Mifsud né Papadoupolos. Poi aveva aggiunto che è "dovere del governo proteggere l'intelligence italiana dalle polemiche politiche di altri Paesi", mettendo fine "alla strana anomalia che vede da anni i servizi dipendere solo dal premier: serve la nomina dell'Autorità Delegata". La sede opportuna per approfondire l'ipotesi di incontri segreti tra alti rappresentanti Usa e l'intelligence italiana, aveva ribadito Renzi, è "il Copasir e non ho dubbi che il presidente del Consiglio riferirà chiarendo ogni dubbio".

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