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Zingaretti al Colle: governo di svolta o voto. Le condizioni del Pd agitano il M5S

3' di lettura

Punti inderogabili per il Pd: cancellazione totale o parziale del decreto sicurezza, no al taglio dei parlamentari, manovra subito. L'area vicina a Renzi attacca: "Stupore". La vicepresidente dem Ascani: "Qualcuno vuol far saltare accordo"

Nel Pd è polemica, con i renziani all'attacco, su tre dei cinque punti che Nicola Zingaretti ha posto come condizione per formare un governo di maggioranza con il M5s. Tre punti che il segretario dem ha definito inderogabili: stop ai decreti sicurezza, taglio dei parlamentari solo se vincolato alla riforma elettorale e accordo preventivo sulla manovra economica per evitare l'aumento dell'Iva. Condizioni chiare, che sembrano difficilmente accettabili da parte dei pentastellati. I renziani accolgono con "stupore" la notizia: "Non ne sapevamo nulla". Replica Zingaretti: "I punti della trattativa decisi all'unanimità in direzione". Anche l'ex ministro Andrea Orlando risponde ai renziani confermando l'inderogabilità di fermare i decreti sicurezza, ma specificando che sul taglio dei parlamentari "non abbiamo detto di non andare avanti col taglio dei parlamentari, abbiamo detto che va fatto con un quadro di bilanciamento" (CRISI DI GOVERNO E CONSULTAZIONI - LIVEBLOG).

Zingaretti dopo colloquio con Mattarella: "Governo di svolta o voto"

Dopo il colloquio con Mattarella, nel secondo giorno di consultazioni, Zingaretti aveva ribadito la linea dem: "Abbiamo manifestato al presidente della Repubblica la disponibilità a verificare la formazione di una diversa maggioranza e l'avvio di un governo nel segno della discontinuità politica e programmatica". Ma, precisa Zingaretti, se lo condizioni per un nuovo esecutivo con queste caratteristiche non ci dovessero essere, si vada al voto: in questo caso "non un governo a qualsiasi costo, lo sbocco naturale della crisi sono nuove elezioni anticipate alle quali il Pd è pronto" (LA SECONDA GIORNATA DI CONSULTAZIONI - COSA È SUCCESSO IL PRIMO GIORNO - LA TRATTATIVA TRA M5S E PD).

“Serve discontinuità”

Zingaretti parla più volte di “una fase politica nuova” e chiede “”un governo di svolta, alternativo alle destre, con un programma nuovo, solido, una ampia base parlamentare e ridia una speranza agli italiani”. Il Pd ritiene "utile" provare a costituire un esecutivo per il quale "abbiamo indicato i primi non negoziabili principi": primo tra tutti la riconferma della "vocazione europeista" dell'Italia.

“Governo lascia eredità pesante”

La prospettiva di costruzione di una nuova maggioranza, ha sottolineato Zingaretti, "per noi non è una scelta facile anche a causa dell'eredità pesante che ci ha lasciato il precedente governo e della distanza politica con il M5s: ma siamo preoccupati per la situazione”, ha concluso il segretario del Pd.

Data ultima modifica 22 agosto 2019 ore 16:07

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