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Giorgetti: "Conte non è una persona di garanzia". Il premier: parole gravissime

Conte: grave dubitare dell'imparzialità del presidente del consiglio

3' di lettura

Il sottosegretario leghista: Conte "è espressione del M5S ed è chiamato alla trasparenza". Immediata la replica: "Mai una mia dichiarazione a favore dell'una o dell'altra parte politica. Chi mette in discussione la mia imparzialità lo faccia in Cdm"

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"Conte non è una persona di garanzia, è espressione dei 5 Stelle ed è chiamato alla coerenza di appartenenza", anche se "ha cercato e cerca di interpretare un ruolo di mediazione" e "non ha i pregiudizi ideologici del mondo grillino". Queste le parole del sottosegretario leghista alla Presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti, in un’intervista a La Stampa. Affermazioni che hanno provocato un'immediata replica da parte del premier: "Quando la dialettica trascende fino a mettere in dubbio l'imparzialità del premier la cosa non è grave ma gravissima".

Conte: "Chi mi mette in discussione lo faccia in Cdm"

Alle accuse di Giorgetti, Conte ha poi risposto: "Vorrei chiarire che il premier sin da quando è iniziata la competizione elettorale non si è mai lasciato coinvolgere, non troverete mai una mia dichiarazione a favore dell'una o dell'altra parte politica. Vedo che in questo rush finale la vis polemica e le reazioni emotive diventano più accese". E ha aggiunto: "C'è una grammatica costituzionale: se si mette in dubbio l'imparzialità e l'operato del presidente del Consiglio si mette in discussione anche l'azione di governo e allora bisogna farlo in base a percorsi chiari e trasparenti. Le sedi ufficiali sono innanzitutto il Consiglio dei ministro e in prospettiva anche il Parlamento", ha concluso Conte proprio nel giorno in cui il Consiglio dei ministri deve esaminare due provvedimenti, il Decreto sicurezza bis - voluto dalla Lega - e il Decreto Famiglia - voluto dai 5 stelle – diventati l’ennesimo terreno di scontro all’interno della maggioranza di governo.

Giorgetti: "M5s ci fa l'opposizione"

Al quotidiano torinese, il sottosegretario Giorgetti ha parlato di un governo “paralizzato” dalla campagna elettorale e dalle divisioni nella maggioranza. Poi critica gli alleati di governo del M5s "che ci fanno l'opposizione". Poi attribuisce alla campagna elettorale la responsabilità di aver “paralizzato il governo”: "Vengono affrontati temi un po' retrò come l'antifascismo - spiega - di temi reali invece zero, delle cose da fare non si parla. In queste ultime tre settimane il governo è in stallo per la campagna elettorale. Doveva essere una campagna sulle cose da fare in Italia e in Europa invece siamo rimasti alle varie ed eventuali. Al caos", sottolinea Giorgetti. 

“Braccio di ferro non può durare in eterno”

“Il Consiglio dei ministri era fissato per il decreto sicurezza ora siamo in surplace come nel ciclismo”, continua Giorgetti. “Perché è nato all'ultimo momento il decreto famiglia e lo hanno messo come contrappeso o come ricatto contro Salvini. Questi sono bracci di ferro in chiave elettorale", sottolinea il sottosegretario. Poi avverte: "La situazione non può durare in eterno, si misura nel tempo e la lealtà viene messa a dura prova. Se l'atteggiamento come quello del M5S continua, nuoce alla capacità di dare risposte".

“C’è un unico politico in circolazione: Salvini”

Per Giorgetti, "la verità è che oggi c'è un unico politico in circolazione: Salvini. Rispetto al nulla pneumatico degli altri non c'è alternativa”. “Puoi essere pro o contro Salvini ma faccio fatica a capire il progetto degli altri. Oggi la politica va dove la porta Salvini: solo lui ha scritto qualcosa in questa fase storica, altrimenti eravamo nel nulla cosmico", conclude.

Data ultima modifica 20 maggio 2019 ore 12:45

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