Dl sicurezza, i "ribelli" del M5S ritirano gli emendamenti. Il testo in Aula lunedì

Politica

La Commissione vota il mandato in Aula al relatore: resta il testo approvato al Senato. In giornata i “ribelli” pentastellati hanno fatto un passo indietro sulle modifiche presentate. Anche i dem ritirano le proposte. Salvini: “Dl sia legge entro il 3 dicembre”

Dopo una giornata di polemiche la Commissione Affari Costituzionali alla Camera ha terminato i lavori sul decreto sicurezza votando il mandato in Aula al relatore, Giuseppe Brescia del M5s. Non è stata quindi conclusa la votazione sui circa 600 emendamenti e nessuna modifica è stata approvata. Il mandato al relatore è stato votato anche da Forza Italia e Fratelli d'Italia. Il testo arriverà quindi nell'Aula di Montecitorio lunedì mattina senza alcun cambiamento rispetto a quello approvato al Senato. La giornata si era aperta con il passo indietro dei “ribelli” del Movimento cinque stelle che hanno ceduto sul dl (COSA PREVEDE), ritirando tutti gli emendamenti presentati in commissione. Una decisione che ha scatenato la soddisfazione della Lega: "È l'esito di accordi presi dai vertici, credo. Del resto nei giorni scorsi il presidente della Commissione, Brescia (M5S), aveva annunciato che non ci sarebbe stato ostruzionismo da parte loro", ha detto il deputato leghista e membro della Commissione Gianluca Vinci. Nel corso della seduta, anche il Pd ha ritirato tutti gli emendamenti e i suoi membri hanno abbandonano i lavori. "Non c'è spazio per un dibattito democratico, è già tutto deciso. Così è ridicolo, è inutile perdere tempo", ha detto Emanuele Fiano, tra i componenti Pd della Commissione.

Gli emendamenti ritirati

In totale, gli emendamenti presentati al dl erano 600. La Commissione avrebbe dovuto discuterli oggi ma si è fermata alle proposte di modifica presentate all'articolo 9. In particolare, gli emendamenti su cui il M5S ha fatto marcia indietro riguardavano un ampliamento della protezione speciale ad alcune categorie di migranti, oltre che la questione degli accessi agli Sprar e le possibili restrizioni sulla vendita dei beni confiscati alle mafie. In più, il M5s ha cercato di introdurre anche misure che prevedessero standard minimi per la prima accoglienza e allargamenti del divieto di espulsione, respingimento, estradizione per chi rischia di essere sottoposto a pene o trattamenti disumani o degradanti. Quattro di queste modifiche portavano la firma di tre deputati del Movimento, mentre l'ultima, quella che allungava a 10 anni il divieto di alienazione dei beni confiscati, era stata firmata da 13 pentastellati, tra cui la presidente della Commissione Giustizia, Giulia Sarti.

Salvini: “Deve essere legge entro il 3 dicembre”

"Il calendario dice che o il decreto diventa legge entro il 3 dicembre o abbiamo perso mesi di lavoro inutilmente”, ha sottolineato dalla Sardegna il ministro dell’Interno Matteo Salvini. “Ci sono centinaia di emendamenti delle opposizioni e io per carità quel decreto l'ho modificato più volte però ci rimane una settimana di tempo e siccome ci sono tanti provvedimenti che garantiscono più sicurezza agli italiani, prima diventa legge meglio è”. Una posizione che il vicepremier ribadisce ai microfoni di Sky tg24: “Faremo di tutto affinché sia legge entro il 3 dicembre”, ha detto Salvini, non escludendo la possibilità di porre la fiducia sul testo. E per quanto riguarda le polemiche sorte nei giorni scorsi a proposito di un emendamento al ddl anticorruzione passato alla Camera, il ministro ha parlato di “incidente di percorso”. “Non è stato il primo non è stato l'ultimo. Però la maggioranza è assolutamente compatta e io sono molto orgoglioso di quello che abbiamo fatto e di quello che faremo nei prossimi cinque anni”, ha concluso.

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