Manovra, Conte: Carta dà principi, governo linea. Tria: no sfida a Ue

Politica

Il premier risponde a Mattarella, che ha chiesto “equilibrio di bilancio e sostenibilità del debito” richiamando la Costituzione: “Principi non impongono di rinunciare a politica economica e di finanza pubblica”. Ministro dell’Economia lunedì all'Eurogruppo

La Legge di bilancio 2019, a tre giorni dall'approvazione della nota di aggiornamento al Def che ha fissato il deficit al 2,4% per tre anni, continua ad animare il dibattito politico italiano. Ieri il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha richiamato le parole della Costituzione per chiedere “equilibrio di bilancio e sostenibilità del debito”. Oggi, dopo i “Stia tranquillo” e “Non si preoccupi” dei vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio, è arrivata la risposta del premier Giuseppe Conte: la Carta dà i principi, ma il governo decide la linea. Il ministro dell’Economia Giovanni Tria, intanto, ha negato di aver mai minacciato le dimissioni e ha ribadito che la manovra “non è una sfida all'Ue”.

“Principi non impongono di rinunciare a politica economica e di finanza pubblica”

Il presidente del Consiglio ha parlato in un’intervista al Corriere della Sera. “La mia opinione è che i principi di equilibrio del bilancio e di sostenibilità del debito pubblico, a prescindere dal fatto che siano scritti nella Costituzione e nel fiscal compact, siano linee guida che qualunque governo responsabile deve tenere da conto. Questi principi non impongono, tuttavia, di rinunciare a esprimere una politica economica e di finanza pubblica interpretando i bisogni dei cittadini in base ai differenti cicli economici”, ha detto.

Conte: investimenti per 15 miliardi in tre anni 

Conte ha aggiunto che da lunedì riunirà "a Palazzo Chigi la cabina di regia per avviare il piano di investimenti e il piano di ammodernamento delle infrastrutture”. “Abbiamo previsto un piano per gli investimenti pubblici per un importo pari a 38 miliardi nei prossimi quindici anni e altri 15 nel prossimo triennio”, ha spiegato il premier. E si è detto fiducioso “che gli investitori, che guardano a prospettive di medio e lungo periodo, troveranno molto conveniente investire in Italia, anche perché il nostro Paese offre il valore aggiunto di un solida stabilità politica”.

Tria politicamente dimezzato? “Assolutamente no”

Nell’intervista ha parlato anche di Europa. “Questo governo non ha alcuna tentazione di creare vertenze o contrapposizioni con le istituzioni europee. Sappiamo che il dialogo con l'Europa è importante e ci predisponiamo a esso con la massima serenità”, ha assicurato Conte. Una battuta anche su Giovanni Tria. “Assolutamente no”, ha risposto il premier alla domanda se il ministro dell’Economia esce politicamente dimezzato dopo la manovra. “Abbiamo sempre chiesto al ministro Tria di presentare varie alternative e di tener conto di molteplici variabili. Quella che è prevalsa alla fine, all'esito di attente meditazioni, è una manovra frutto di un lavoro collettivo e pienamente condiviso. Lo dimostra il fatto che siamo giunti alla deliberazione finale senza litigi o scontri, ma solo attraverso un confronto serrato”, ha detto Conte.

Tria: manovra “non è una sfida all'Ue”

E a parlare, per la prima volta, dall'approvazione del Def, è stato anche il ministro Tria, che lunedì parteciperà all'Eurogruppo, primo test europeo per la manovra. Tria, in un’intervista al Sole 24 Ore, smentisce le voci su una sua insoddisfazione per la manovra e per non averla potuto gestire in prima persona e assicura di non aver “mai minacciato le dimissioni”. Il ministro sostiene anzi la linea del governo: "In poco tempo convinceremo l'Europa e i mercati che queste mosse sono quelle utili per farti tornare a crescere l'Italia". Sulla nota d'aggiornamento al Def ha spiegato che punta a una crescita dell'1,6% nel 2019 e all'1,7% nel 2020 e mette in programma una discesa del peso del debito di un punto all'anno per i prossimi 3 anni. La manovra “non è una sfida all'Ue”, ha ribadito anche Tria, secondo cui “il giudizio sul 2,4% può cambiare”. Sul disavanzo ha aggiunto: “Con i ministri di spesa la mediazione c'è stata. Partivamo da un tendenziale al 2%”.

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