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Giuseppe Conte, polemiche su presunto sostegno a Stamina

3' di lettura

Il professore indicato come premier da M5s e Lega nel 2013 ha assistito in quanto avvocato la famiglia di una bambina per curarla con il trattamento non validato scientificamente. I genitori della bimba: "Non era sostenitore di Stamina". Vanoni: "Mai conosciuto"

Durante la sua carriera Giuseppe Conte, il professore indicato come premier da M5s e Lega (LA DIRETTA), si è occupato come avvocato del caso Stamina, metodo del professor Vannoni bocciato dalla comunità scientifica. A riportarlo è il Manifesto, che ricostruisce la vicenda, in parte confermata dalla famiglia coinvolta. Nel 2013 Conte ha assistito legalmente la famiglia di Sofia, una bambina (morta il 31 dicembre 2017) affetta da leucodistrofia metacromatica, malattia degenerativa terminale che porta a progressiva paralisi e cecità e, in qualità di avvocato, si è battuto affinché la piccola potesse seguire il protocollo di cura Stamina che prevedeva l'uso di cellule staminali. Secondo quanto riportato dal Manifesto, Conte appariva anche tra i promotori della fondazione 'Voa Voa', dal titolo del libro scritto dalla madre di Sofia, una fondazione creata durante il caso Stamina per sostenere la "libertà di cura".

I genitori di Sofia: "Non era sostenitore di Stamina"

La famiglia della bimba smentisce però che Conte fosse un simpatizzante del discusso metodo di cura: "Il professore ci aiutò, ci seguì legalmente nel ricorso per proseguire con le cure a Sofia, ma non lo fece perché sostenitore di Stamina, non era il metodo in discussione ma l'aiuto a una bambina malata". E' falso anche, sottolineano i genitori, che Conte aderì all'associazione Voa Voa, da loro promossa: "Noi volevamo fare una fondazione, e avevamo istituito un comitato con dentro anche personaggi celebri come la Lollobrigida. Lui non era incluso, e non partecipo' a nessuna riunione. Poi peraltro l'idea della fondazione naufragò, e facemmo un'associazione 'Voa Voa', con la quale Conte non ha nulla a che fare". "Era il 2013 - raccontano i genitori - e Sofia aveva fatto una prima infusione di staminali agli Spedali Civili di Brescia, approvata dal comitato etico dell'ospedale. Poi il tribunale di Firenze bloccò la terapia, e a quel punto decidemmo di fare ricorso, e tramite un amico di famiglia contattammo il professor Conte". Il docente decise di accettare l'incarico e di assistere la coppia pro bono. Secondo i genitori di Sofia la questione era "difendere il diritto acquisito di una bambina a ottenere le cure" e non il metodo Stamina.

Vanoni: "Mai conosciuto Conte"

Il professor Davide Vannoni, creatore del metodo, interpellato durante una trasmissione radiofonica afferma di non aver mai conosciuto Giuseppe Conte: "Non ci ho nemmeno mai parlato direttamente. Conte è uno dei mille avvocati che hanno sostenuto altrettante richieste di pazienti che cercavano di ottenere le cure Stamina presso l'ospedale di Brescia". 

Anzaldi (Pd): "Conte chiarisca la sua posizione"

Sul caso è intervenuto il Pd che, attraverso il deputato Michele Anzaldi si rivolge a Conte con un post su Facebook: "Non ritiene di dover chiarire la sua posizione in merito ai temi della scienza e della ricerca, anche alla luce del suo sostegno alla fondazione 'per la libertà di cura'?".

 
 

Data ultima modifica 22 maggio 2018 ore 16:43

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