8 marzo, Mattarella: discriminazione donne freno a sviluppo del Paese

Politica
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Per combattere la violenza sulle donne non servono altre leggi ma una rivoluzione culturale. Questo il richiamo del presidente della Repubblica nella giornata internazionale della donna. E aggiunge: nel mondo del lavoro persistono "odiose discriminazioni"

La libertà della donna è la "Rivoluzione più importante del '900". Oggi, però, "ogni energia va profusa per prevenire e impedire che le donne diventino il bersaglio dell'odio e del risentimento". Al Quirinale, in occasione della cerimonia della giornata internazionale della donna, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ricorda la “centralità della figura femminile” e punta sull’educazione al rispetto per combattere il femminicidio.

Mattarella, inaccettabili molestie e violenze

"La strada prosegue -  dice Mattarella - . E presenta difficoltà, vecchie e nuove. Le molestie, le violenze fisiche e morali che talvolta irrompono nei rapporti professionali e di lavoro o tra le mura domestiche, ferendo le coscienze, prevaricando libertà e speranze, costituiscono una realtà inaccettabile, e purtroppo tuttora presente".

Il capo dello Stato ricorda poi i passi avanti fatti dal punto di vista legislativo: "Dalla legge che, nel 1996, ha finalmente qualificato la violenza sessuale come reato contro la persona, alla legge del 2001 contro la violenza nelle relazioni familiari, a quella del 2009 per contrastare le molestie e gli atti persecutori, il cosiddetto stalking". Non basta, però. "Contro i femminicidi - aggiunge - occorre puntare sull'educazione al rispetto, come, opportunamente, ha iniziato a fare il ministero dell'Istruzione, d'intesa con il Dipartimento delle Pari Opportunità, in avvio di questo anno scolastico. Accettare e apprezzare le differenze ci aiuta a scoprire il potenziale positivo della pluralità e dell'interdipendenza tra gli esseri umani".

Discriminazione è freno a sviluppo del Paese

Mattarella non dimentica infine le discriminizioni nel mondo del lavoro: "La piena parità nel lavoro è un motore di sviluppo. La discriminazione, invece, ne costituisce un freno. Nei rapporti di lavoro, non può esserne mai messa in discussione la dignità". L'Italia, conclude, "non può permettersi di rinunciare alla ricchezza dell'apporto del lavoro femminile". 

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