Elezioni 2018, ironia sul web tra parodie e fotomontaggi

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In vista delle elezioni del 4 marzo in Rete spopolano ironia e sarcasmo sui temi e sui personaggi della corsa al Parlamento. Dalle promesse agli errori grammaticali, ecco alcuni dei contenuti che hanno conquistato i social network. LO SPECIALE

di Gianluca Maggiacomo

La campagna elettorale per le elezioni del 4 marzo (LO SPECIALE) è stata caratterizzata oltre che da dibattiti, proposte e sondaggi, anche dall'ironia, specialmente sui social network. A essere “presi di mira” dal tagliente sarcasmo sulla rete sono stati i politici di tutti gli schieramenti e di tutti i partiti, "colpiti" da post ironici, foto irriverenti, fotomontaggi sarcastici e video-parodie. Ecco alcuni fra i meme più divertenti.

L’hashtag #AbolisciQualcosa

Nell'attesa del voto del 4 marzo, l’hashtag #AbolisciQualcosa è stato un protagonista indiscusso. La campagna social è partita per ironizzare sulle promesse elettorali dei politici: moltissimi utenti, con questo hashtag, si sono divertiti a chiedere l’abolizione delle cose più disparate, spesso legate alla quotidianità. Dai sandali indossati con il calzino bianco di spugna alla gente che, al cinema, mastica pop-corn e guarda di continuo lo schermo dello smartphone.

Berlusconi, i suoi “Restituirò” e le sue promesse

Non solo la promessa di abolire qualcosa. In campagna elettorale si è parlato anche di restituire. E così ecco che il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, è diventato, come già accaduto nella campagna elettorale per le elezioni politiche del 2013, protagonista di foto sui social. Soprattutto su Facebook, dove è stata creata la pagina "Berlusconi restituisce cose", alla quale si affianca anche la pagina "Berlusconi promette cose". 

"Il terzo segreto di satira" e il (non) voto al Svp

Immancabile, ecco anche il video-parodia de “Il terzo segreto di satira”. I protagonisti, alle prese con la scelta del partito da votare il 4 marzo, passano in rassegna tutti i leader e gli schieramenti: da Renzi a Salvini, da Berlusconi a Grasso, tra dubbi, certezze vacillanti e perplessità. Il dibattito tra i quattro amici è acceso, ma tra loro ce n'è uno che non partecipa e ride soltanto. Il perché è presto detto: lui sa già a quale partito dare la preferenza. E cioè, al Südtiroler Volkspartei. Solo che c’è un problema: non è residente in Alto Adige e, quindi, fanno notare gli amici, non lo può votare.

Meloni e la “famiglia tradizionale”

Ha fatto molto discutere la campagna di Fratelli d’Italia a favore della famiglia tradizionale. Sui social non è mancata l'ironia, rivolta soprattutto al cartellone presente sui muri di tante città italiane che recita: "Difendi la famiglia tradizionale", con il logo del partito e il volto della leader, Giorgia Meloni. Su Twitter, invece, gli utenti si sono sbizzarriti, con parodie in cui i protagonisti sono diventati anche noti personaggi delle soap opera e del cinema.

Casini con i padri nobili della sinistra…

Pierferdinando Casini, dopo anni nel centrodestra, è passato a Civica popolare, formazione del ministro della Salute Beatrice Lorenzin, alleata con il Pd. L’ex leader del Ccd è candidato per il centrosinistra nel collegio uninominale di Bologna. A poche settimane dal voto, ha partecipato a un dibattito in un circolo dem e ha parlato davanti ad una parete dove erano appesi i quadri dei padri nobili della sinistra come Palmiro Togliatti, Giuseppe Di Vittorio, Antonio Gramsci e Giacomo Matteotti. Ed è scattata l'ironia, anche sulla pagina Twitter "Le frasi di Osho".

…e Marco Rizzo con quelli della DC

L’ironia per la foto di Casini sotto i leader della sinistra italiana ha anche ispirato chi, come la pagina Facebook “Socialisti Gaudenti”, per una sorta di contrappasso, ha riprodotto lo scatto cambiando i protagonisti. Al posto di Casini c’è Marco Rizzo, segretario del Partito Comunista, con alle sue spalle quattro vecchi storici democristiani come Alcide De Gasperi, Don Luigi Sturzo, Aldo Moro e Giulio Andreotti.

Di Maio e i verbi

Il candidato alla presidenza del Consiglio per il Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio, è spesso incappato in gaffe linguistiche. Al punto che su Facebook è nata la pagina “Di Maio che facesse cose”, in cui si ironizza sulla presunta poca dimestichezza del politico grillino con la lingua italiana e i congiuntivi. Nei post pubblicati su questo account, il leader M5s è riproposto in varie vesti, tra cui Di Maio in versione Star Wars, con tanto di errore grammaticale.

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