Musumeci: la Regione Sicilia ha un disavanzo di 5,9 miliardi di euro

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Il governatore ha comunicato i conti regionali: c’è un indebitamento di oltre 8 mld. Nelle scorse settimane c’è stata una polemica sullo stop al tetto-stipendi per i dirigenti dell’Ars. Il presidente Micciché ha poi fatto marcia indietro ma un assessore si è dimesso

La Regione Sicilia ha un disavanzo di 5 miliardi e 900 milioni di euro e un indebitamento di 8 miliardi e 35 milioni di euro. Il bilancio, ancora parziale, dei conti regionali è stato comunicato dal governatore siciliano Nello Musumeci, che ha illustrato i dati elaborati da una commissione tecnica incaricata dal suo esecutivo per "fare una operazione verità". Le cifre in rosso arrivano a poche settimane dalle polemiche innescate dall’annuncio del presidente dell’Ars Gianfranco Micciché sullo stop al tetto degli stipendi per i dirigenti del Parlamento siciliano. Il caso ha portato alle dimissioni di Vincenzo Figuccia, assessore regionale all’Energia. Poi lo stesso Micciché ha fatto dietrofront ipotizzando un nuovo tetto da stabilire e applicare nei prossimi mesi.

La polemica sugli “stipendi d’oro”

Lo scorso 19 dicembre, Gianfranco Micciché, presidente dell’Ars, ha comunicato che il 1 gennaio sarebbe scaduta la norma del tetto da 240 mila euro per gli stipendi dei dirigenti del Parlamento siciliano. Il decadimento del limite e il ritorno alle vecchie tabelle riporterebbe i compensi di alcuni dipendenti a cifre che oscillano tra i 350 e i 400 mila euro all’anno. Con un conseguente aumento della spesa annua per il personale di circa 10 milioni. "Il concetto di tetto è assurdo, per principio”, ha detto Micciché.

Come funziona la norma

L’ex presidente dell’Ars Ardizzone, tre anni fa, ha varato un accordo per inserire un tetto agli stipendi dei dirigenti, fissando il limite a 240mila euro l’anno, ventimila euro lordi al mese. In sostanza, il trattamento economico di consiglieri regionali e dipendenti della Sicilia è stato uniformato a quelli di Camera e Senato. Ma l’accordo è scaduto a livello nazionale e di conseguenza anche in Sicilia. Secondo Micciché, “lo dice la legge e anche la Corte costituzionale: non si possono tenere questi tetti per sempre”.

Le dimissioni del assessore Figuccia e il dietrofront di Micciché

In aperto contrasto con l’annuncio del presidente dell’Ars, l’assessore regionale all’Energia Vincenzo Figuccia, in quota Udc, ha presentato le sue dimissioni il 27 dicembre

Dopo le dimissioni, è intervenuto lo stesso governatore Musumeci, che ha preso le distanze da Micciché: “In una situazione di grave crisi economica, gli stipendi già dignitosi non devono essere aumentati”, ha detto. A quel punto il leader di Forza Italia in Sicilia ha fatto un passo indietro annunciando di aver dato mandato immediato per avviare trattative sindacali e arrivare entro 60 giorni ad un accordo che “possa ripristinare il tetto dei 240mila euro o, quantomeno, introdurre dei limiti alle indennità stipendiali previste prima della riduzione”.

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