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Da Alfano a Di Battista: i politici che non si ricandideranno

4' di lettura

Tra coloro che non correranno per un posto nel futuro Parlamento, oltre all’esponente del M5s e al ministro degli Esteri, anche Anna Finocchiaro, Rosy Bindi, Carlo Giovanardi, Vannino Chiti e Carlo Calenda. Ancora in forse Casini e Bossi

Alessandro Di Battista, Angelino Alfano, Carlo Calenda, Anna Finocchiaro. Politici di schieramenti ed orientamenti diversi, ma accomunati dal fatto che hanno deciso di non ricandidarsi alle prossime elezioni che si terranno nel 2018. In attesa della fine della legislatura e prima che parta il valzer delle liste, loro e tanti altri hanno già detto stop e non correranno per un posto nel futuro Parlamento.

Di Battista lascia per fare il papà

Tra chi ha detto no a una ricandidatura c'è Alessandro Di Battista del Movimento 5 Stelle. Per anni frontman dei grillini, ora vuole fare il padre. Ha altre priorità, ha spiegato, dopo la nasciata del figlio Andrea. Quindi niente seggio, ma resterà in prima linea nelle battaglie del movimento. Secondo i retroscenisti, Di Battista starà in panchina questa volta per essere il leader del futuro al posto di Luigi Di Maio, designato presidente del Consiglio per il M5s, visto che in tanti temono un risultato delle urne così incerto da rendere inevitabile un ritorno alle elezioni.

Alfano: lascia il Parlamento, non la politica

Ministro degli Esteri e fondatore di Alternativa Popolare, anche Angelino Alfano si è chiamato fuori dalla corsa elettorale. Secondo alcuni, il motivo è da ricercare nel difficile raggiungimento del quorum del suo partito. La mancata volontà di uno scranno in Parlamento, però, non vuol dire che Alfano abbandonerà la politica: "Si può fare anche fuori dal palazzo", ha detto.

Calenda: "La politica non è il mio mestiere"

Tra chi non sarà nel futuro Parlamento c’è anche l’attuale ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda. Le voci di palazzo lo accreditano tra i premier di un eventuale governo di larghe intese, ma lui ha già chiarito che la politica non è il suo mestiere.

Finocchiaro e Chiti

Anna Finocchiaro, al suo ottavo mandato, ha deciso di dire basta. L’esponente del Partito Democratico, attuale ministro per i Rapporti con il Parlamento, una vita passata tra Camera dei Deputati e Senato, è parlamentare dal 1987. Nel 2018 non sarà della partita. Con lei, altri colleghi del Pd si fermeranno rinunciando alla candidatura, tra cui Rosy Bindi, Presidente della Commissione parlamentare Antimafia, e Vannino Chiti, rispettivamente in Parlamento da cinque e quattro legislature.

Stop di Giovanardi. In forse Casini e Bossi

Dall’altro lato dello schieramento, Carlo Giovanardi, esponente di Forza Italia, dopo sette legislature, non si ricandiderà. Invece un altro politico di lungo corso come Pier Ferdinando Casini, presidente della Commissione d’inchiesta sulle banche, sta riflettendo se candidarsi o meno. Il leader centrista non ha ancora sciolto la riserva, ma dice che potrebbe non ripresentarsi. Giochi forse chiusi anche per Umberto Bossi, ex leader della Lega Nord. Secondo indiscrezioni, infatti, Matteo Salvini potrebbe decidere di non candidarlo.

Il Pd e i tre mandati

Nel Partito Democratico le candidature dovrebbero essere regolate anche dal principio dei tre mandati. Ovvero, tre legislature in Parlamento e poi stop. Questo escluderebbe dalla corsa quasi tutti i big. Ma nel Pd c’è la possibilità di deroga per il 10 percento dei casi. Quindi, in parecchi si ritroveranno ancora fra i banchi.

La corsa per un posto nel M5s

Nel M5s, invece, la regola interna prevede il limite dei due mandati. Nessun problema, in teoria, dato che i grillini si sono presentati per la prima volta nella scorsa tornata elettorale. Malgrado ciò, il Movimento farà le parlamentarie per stilare le liste. Il boom del M5s fotografato dai sondaggi potrebbe avere delle ripercussioni, visto che ci si aspettano almeno 10mila pretendenti per circa un migliaio di posti in lista. 

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