Governo battuto, Cicchitto: voto di fiducia. Pd: dimissioni

Politica

La maggioranza va sotto alla Camera sul rendiconto di bilancio. Bersani: "Berlusconi salga al Quirinale". Verdini minimizza: "Un incidente, nessun dato politico", Bossi parla di "piccolo infortunio". Per il capogruppo Pdl serve una verifica parlamentare

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Si susseguono le reazioni dopo che il governo è andato sotto alla Camera sul rendiconto generale dello Stato per l'esercizio finanziario 2010. I deputati hanno bocciato l'articolo 1 del testo. La bocciatura dell'articolo 1 del rendiconto generale dello Stato inficia completamente l'approvazione del provvedimento che, di fatto, contiene il bilancio 2010 delle amministrazioni pubbliche. "E' un problema tecnico che si può risolvere" il commento di Berlusconi, nel corso dell'incontro con diversi ministri ed esponenti del Pdl nella sala del governo accanto a Montecitorio, secondo quanto riferito da alcuni presenti. E anche per Bossi l'episodio "è stato solo un piccolo infortunio, nulla di politico". Tra gli assenti Scajola, Bossi, Scilipoti e il ministro Tremonti, che non ha fatto in tempo a votare, ma assicura: "nessuna motivazione politica".

Opposizione all'attacco: dimissioni
- "Un governo bocciato sul consuntivo non può fare l'assestamento di bilancio e senza assestamento il governo non c'è più. Mi aspetto che Berlusconi ora si convinca ad andare al Quirinale" ha dichiarato il leader del Pd Pier Luigi Bersani dopo che il governo è stato battuto (guarda il video in alto).
"Il governo dimostra ogni giorno di più di non avere i numeri per andare avanti. I passi falsi alla Camera sono ormai all'ordine del giorno e a questo punto Pdl e Lega  non possono nemmeno più affermare di avere i numeri per governare. Berlusconi ne prenda atto e si dimetta", il duro attacco del vicepresidente di Fli, Italo Bocchino.

La "fronda" interna - "E' l'ennesima conferma che la maggioranza non tiene" ha detto il senatore del Pdl, Beppe Pisanu, considerato insieme a Scajola alla guida della "fronda" interna al Pdl. In giornata il premier e Scajola si erano incontrati a Palazzo Grazioli. "Una sincera chiacchierata tra amici", ha detto poi Scajola.
Secondo quanto riferito da parlamentari vicini all'ex ministro, nel corso dell'incontro, Scajola avrebbe detto al premier: "Io ti pongo come questione primaria quella dell'allargamento della maggioranza, anche se questo dovesse voler dire un tuo passo indietro. Valuta Tu". "Non ti voterò mai la sfiducia - avrebbe aggiunto - non mi interessano posti al partito e neppure di venire con te al governo, se la strada dovesse essere quella di un Berlusconi-bis".

Cicchitto e La Russa: "Serve verifica parlamentare" - Dopo il voto di oggi "il governo deve essere disponibile a verificare la propria consistenza politica" ha detto anche il capogruppo del Pdl a Montecitorio Fabrizio Cicchitto, nel commentare con i cronisti il voto. "Non è ragione di un collasso - ha poi precisato - credo che il governo debba rendersi disponibile a un confronto politico, a verificare se c'è consenso politico". "E' certo che ora si rinvia l'esame del ddl intercettazioni" ha detto ancora a chi gli chiede se ora, dopo che il governo è andato sotto sul Bilancio, andrà avanti invece col testo sulle intercettazioni.
Dello stesso avviso il ministro della Difesa Ignazio La Russa: "Le assenze sono state determinate da circostanze momentanee, missioni, ritardi o impegni istituzionali. Detto questo credo sia corretto dimostrare subito con un voto di fiducia, ma lo deve decidere Berlusconi, se il governo c'è o non c'è".

Verdini: "Solo un incidente, nessun dato politico" - "Per il coordinatore del Pdl Denis Verdini invece si è tratto di "incidente puro, vero e reale, grave". Ma che "non porta con se alcun dato politico". "Alla prima votazione - dice Verdini - c'erano 287 deputati nostri e 285 loro. Alla seconda votazione (quella dell'art 1, ndr) si sono aggiunti 7 nostri deputati e 5 loro, ma quattro dei nostri - Bossi, Cossiga, Gianni e Testoni - non hanno fatto a tempo a votare. Se in questo ci leggete un fatto politico...".
Nessuna lettura politica per Verdini neanche nel non voto di Scajola o di Tremonti. Il primo, racconta il coordinatore del Pdl, "era stato da Berlusconi a Palazzo Grazioli ed è arrivato quando la votazione si era appena chiusa. Tremonti non ha fatto semplicemente a tempo a raggiungere il banco del governo per votare. Lo voleva fare, si vedeva...".

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