Ruby: da giunta della Camera sì al conflitto di attribuzione

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Con 11 sì e 10 no è stato emesso il parere favorevole a ricorrere davanti alla Corte costituzionale circa la competenza sulle vicende giudiziarie del premier, contro i giudici di Milano. Ora la questione passerà al voto dell'Aula

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La Giunta per le autorizzazioni ha dato parere favorevole a che la Camera sollevi davanti alla Corte Costituzionale un conflitto di attribuzione con i giudici di Milano sul procedimento penale che vede indagato Silvio Berlusconi per concussione nel caso Ruby. La Giunta ha detto sì con 11 voti a favore e 10 contrari. Il parere sarà recepito dall'ufficio di presidenza di Montecitorio assieme a quello della Giunta per il Regolamento che arriverà domani, dopodiché l'ufficio presieduto da Gianfranco Fini, dove l'opposizione è in maggioranza, deciderà se sottoporre la questione al voto dell'Aula.

Per il capogruppo del Pdl in Giunta, Maurizio Paniz, "la parola ultima spetta ora al Parlamento, cioè all'aula". I capigruppo del centrodestra alla Camera hanno chiesto di sollevare un conflitto con i pm e il gup di Milano, secondo i quali il reato di concussione contestato a Berlusconi non è di natura ministeriale e pertanto l'inchiesta non andava sottratta alla procura per essere affidato al tribunale dei ministri. Il processo con rito immediato contro Berlusconi per concussione e prostituzione minorile si aprirà al tribunale di Milano il 6 aprile.

Il centrodestra ritiene invece che la concussione in questione fosse un presunto reato ministeriale e vuole che la Camera chieda alla Consulta di confermarlo. Se così fosse, il processo sarebbe azzerato e l'inchiesta ripartirebbe danvanti al tribunale dei ministri, mentre la Camera potrebbe negare l'autorizzazione a procedere e chiudere il procedimento.

Nell'attesa, il processo a Berlusconi si aprirà regolarmente e non si fermerà neanche qualora la questione del conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, su cui la giunta della Camera ha espresso parere favorevole, arrivasse davanti alla Consulta. Qualora infatti la Camera votasse per sollevare il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato davanti alla Consulta, ritenendo il reato di concussione contestato al premier (è accusato anche di prostituzione minorile) di competenza ministeriale, la Consulta, prima si dovrebbe esprimere sull'ammissibilità del conflitto. E nel caso fosse dichiarato ammissibile, poi la corte dovrebbe entrare nel merito della decisione. In precedenti simili casi, però, spiegano fonti giudiziarie, i processi non si sono fermati né  per attendere la decisione sull'ammissibilità né durante l'attesa del giudizio di merito sul conflitto di attribuzione. Nel secondo caso il processo si arresterebbe in attesa della pronuncia sul merito, soltanto prima della sentenza.

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