Libia, Frattini: “Stop al bagno di sangue”

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Il ministro degli Esteri, intervenendo alla Camera sulla situazione del paese Nord africano, che definisce “gravissima”, conferma il numero di mille vittime. E sull’emergenza sbarchi: “C’è il rischio di un esodo biblico”. IL VIDEO

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"Siamo in una situazione grave, gravissima", il cui "tragico bilancio sarà un bagno di sangue". Così il ministro degli Esteri Franco Frattini interviene alla Camera sul caos in Libia. Una situazione "resa ancora più grave dai propositi espressi da Gheddafi - spiega il ministro - in cui la volontà di colpire il suo stesso popolo, determina una situazione di guerra civile tra aree e province in cui ci sono gruppi che si combattono con bande e squadroni della morte che compiono raid, oltre a tutto questo, il tragico bilancio sarà un bagno di sangue. E' una analisi - ha aggiunto intervenendo alla Camera - che ho condiviso con molti governo europei e non europei".

"Dinnanzi a una situazione così complessa, delicata e potenzialmente drammatica" che si sta creando in Libia e nel Mediterraneo "l'unità del Paese è necessaria". Per questo è necessaria "una consultazione permanente di tutte le forze politiche, di maggioranza e di opposizione, che si renderanno disponibili", ha spiegato il titolare della Farnesina, aggiungendo che "sta ai deputati decidere le modalità" di questa consultazione con il Parlamento. "Abbiamo ascoltato in tv alcune accuse piene di una retorica anti-italiana che avevamo pensato non di ascoltare più, condita da affermazioni false sui razzi. E' noto che l'Italia non produce questi razzi (di cui ha parlato Gheddafi, ndr) e soprattutto non li vende. Frasi completamente false dalla prima all'ultima parola" continua il ministro degli Esteri.

Quanto ai connazionali rimasti bloccati, il ministro ha detto: “Stamani arriva in Libia un aereo dell'aeronautica militare con squadre di pronto intervento per assistere le operazioni" di rimpatrio degli italiani, insieme a "un’ulteriore unità dell'unita' di crisi e certamente le ulteriori iniziative già promosse dal Ministero della Difesa, quali la partenza di due navi italiane in direzione libica, verso i porti della Cirenaica dove gli aeroporti non sono praticabili per effetto dei bombardamenti, in particolare l'aeroporto di Bengasi". Il ministro ha detto che martedì 22 febbraio sono già rientrati 400 italiani che si trovavano a Tripoli e che nella capitale libica non è rimasto nessun italiano che desideri rientrare.

Infine, sugli eventuali provvedimenti da prendere nei confronti della Libia, il ministro ha detto che "l'Italia sarà unita all'Europa nella valutazione di ulteriori appropriate misure. E' evidente che le conseguenze migratorie non potranno essere accollate soltanto all'Italia. Su questo saremo chiari, fermi, puntuali".

Per quel che riguarda invece l’emergenza sbarchi che si registra in Italia, il titolare della Farnesina, in un’intervista al Corriere della Sera, ha parlato del rischio di un esodo biblico e spiega che il dopo Gheddafi è un’incognita. "Sappiamo cosa ci aspetta quando verrà giù il sistema Paese Libia: un'ondata anomala di 2-300 mila immigrati. E sono stime al ribasso". In Italia, dice Frattini, non arriveranno i libici. "In Libia un terzo della popolazione è subsahariana. Stiamo parlando di due milioni e mezzo di persone che se viene giù il sistema Paese scappano, perché rimangono senza lavoro. Non tutti in Italia, per carità: dalla Cirenaica, da Bengasi, è molto più vicina la Grecia, ma alla fine - sottolinea - quelle stime sono decisamente basse. E' un esodo biblico, un problema che ogni italiano non deve sottovalutare".

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