Caivano, fratello Maria Paola: “Non le avrei mai fatto del male, per me come una figlia”

Campania
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“È stato un incidente, non ho speronato lo scooter”: è quanto avrebbe pronunciato durante l’interrogatorio, sostenuto davanti al pm, Michele Antonio Gaglione, arrestato con l’accusa di omicidio preterintenzionale per la morte della sorella 

"Maria Paola e io abbiamo dieci anni di differenza. È mia sorella, ma per me era quasi come una figlia. Non le avrei mai fatto del male. È stato un incidente, non ho speronato lo scooter". È quanto avrebbe pronunciato durante l’interrogatorio, sostenuto davanti al pm Patrizia Mucciacito, Michele Antonio Gaglione, arrestato con l'accusa di omicidio preterintenzionale, aggravato da futili motivi, per la morte della sorella Maria Paola. Le parole del fratello sono riportate anche da la Repubblica. Il giovane ha inseguito con la propria moto il motorino sul quale la ragazza viaggiava insieme al compagno trans Ciro Migliore. L'arresto è stato convalidato dal gip Fortuna Basile di Nola: oltre all'omicidio preterintenzionale aggravato da futili motivi, il giudice ha anche confermato l'accusa di lesioni nei confronti di Ciro. Michele Antonio, infatti,  davanti al gip ha confermato di essersi scagliato contro Ciro dopo la tragica caduta dallo scooter e di averlo colpito. Ciro, invece, si trova nella clinica Villa dei Fiori di Acerra (nel Napoletano) dov’è stato ricoverato per le lesioni e una frattura all’avambraccio, riportate in seguito alla vicenda (LA MORTE DI MARIA PAOLA - LE PAROLE DELLA PRESIDENTESSA DELL'ARCIGAY DI NAPOLI). Secondo quanto si è appreso dai sanitari, le sue condizioni sono buone e non si esclude che possa essere dimesso già nei prossimi giorni. Domani i funerali della ragazza nella chiesa di San Paolo Apostolo, al parco Verde di Caivano.

Paola Maria Gaglione nella foto del suo profilo Facebook. La giovane è stata speronata in scooter dal fratello, Antonio&nbsp; Gaglione, che non accettava la relazione omosessuale, Caivano (Napoli), 13 settembre 2020&nbsp;<table width="100%" border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" align="center">
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Il fratello: “L’ho inseguita, ma non l’ho uccisa”

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La tesi difensiva di Michele Antonio Gaglione, come riportato dal suo legale, Domenico Paolella, e ribadita stamane durante l’udienza di convalida davanti al gip Fortuna Basile, è la seguente: "L'ho inseguita a bordo del mio scooter, ma non l'ho uccisa. Non ho provocato io l'incidente. Volevo solo chiederle di tornare a casa: aveva fatto le valigie ed era scomparsa, gettando tutta la famiglia nella disperazione". Paolella ha fatto anche sapere che il gip, al termine dell'interrogatorio, si è riservata la decisione nei confronti del ragazzo che, probabilmente, potrebbe giungere nel pomeriggio. Ha inoltre voluto sottolineare che durante l'interrogatorio, durato quasi tre ore, si è fatta chiarezza "sulle imprecisioni circolate sulla vicenda".

Le dichiarazioni dell’avvocato

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Il ragazzo ha confermato di aver inseguito Ciro e Maria Paola in sella alla propria moto, ma non di avere provocato la tragica caduta dello scooter sul quale viaggiavano la sorella e il compagno trans, sferrando un calcio: "Sul luogo dell'incidente ho notato la presenza delle telecamere. Tutto sarà chiarito, se ci sono le registrazioni. Io credo alle sue parole. Questa è stata strumentalizzata: la famiglia si aspettava più delicatezza". Il legale ha anche voluto sottolineare che, nel corso dell'interrogatorio, il sostituto procuratore incaricato dell'indagine non ha mai toccato l'argomento omofobia: "Antonio, come tutta la famiglia, era a conoscenza della relazione della sorella da circa due anni e mezzo”. Paolella ha ribadito che il proprio cliente "non le avrebbe mai fatto del male". "Al giudice ha spiegato - ha detto ancora il legale - che la famiglia aveva perso le tracce di Maria Paola da qualche settimana. Ha fatto le valigie e se n'è andata. Quando Antonio l'ha vista in sella allo scooter, l'ha inseguita con la sua moto, ma per chiederle di tornare a casa, per parlarle, per farla ragionare. Era andata via senza spiegazioni e tutta la famiglia era disperata".
Paolella ha poi aggiunto: "Antonio non ha mai detto quella frase ("Volevo darle una lezione, non ucciderla. Ma era stata infettata da quella", ndr), non risulta nei verbali e neppure l'ha detto quando è stato ascoltato la prima volta dai carabinieri. La famiglia? È devastata, con una figlia morta e un figlio in carcere”. 

"Ricorreremo al Tribunale del Riesame"

"Ricorreremo al Tribunale del Riesame": lo annunciano gli avvocati Domenico Paolella e Giovanni Cantelli, legali di Michele Antonio Gaglione. Ai carabinieri, Ciro ha riferito che durante l'inseguimento Michele Antonio lo ha piu' volte minacciato di morte dicendogli, testualmente "ti taglio la testa". Ciro racconta anche che la caduta è avvenuta dopo avere ricevuto da Michele Antonio un calcio sul lato sinistro dello scooter (segni di pedate sono stati rilevati dai carabinieri sul lato sinistro del motociclo). Secondo Michele Antonio, invece, la caduta sarebbe avvenuta a causa della perdita di controllo dello scooter da parte di Ciro. Il fratello della vittima davanti ai carabinieri e oggi davanti al giudice per le indagini preliminari di Nola ha ammesso l'inseguimento, le percosse a Ciro ma non di avere causato il tragico incidente in cui ha perso la vita la sorella.

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