Con il prezzo dei carburanti in aumento torna periodicamente l’idea di utilizzare olio di semi da cucina nel serbatoio di un’auto diesel. Il principio sembra semplice, perché un motore ad accensione spontanea può effettivamente bruciare anche alcuni oli vegetali. Tra riuscire ad avviare il motore e utilizzare però un carburante adatto al sistema di alimentazione c’è una differenza sostanziale
Perché l’olio vegetale riesce a bruciare in un diesel? Il motore diesel non utilizza una candela per accendere la miscela, ma sfrutta l’elevata temperatura raggiunta comprimendo l’aria nel cilindro. Anche un olio vegetale può quindi partecipare alla combustione, ed è proprio questa caratteristica ad avere alimentato negli anni prove e conversioni dedicate. Il problema nasce dalle sue proprietà fisiche. Un olio di semi non possiede infatti le stesse caratteristiche del gasolio per autotrazione e presenta una viscosità nettamente superiore, con conseguenze dirette sulla nebulizzazione del carburante.
Il primo problema sono gli iniettori
Un moderno common rail lavora con pressioni di iniezione molto elevate e fori degli iniettori estremamente piccoli, progettati per dosare e nebulizzare un carburante con caratteristiche precise. L’elevata viscosità dell’olio vegetale peggiora la polverizzazione all’interno della camera di combustione. Una combustione meno efficiente può favorire la formazione di depositi carboniosi su iniettori, valvole e camera di combustione, alterando progressivamente il funzionamento del motore. Studi condotti anche su sistemi common rail evidenziano proprio la necessità di modificare i parametri di alimentazione per utilizzare oli vegetali non trasformati.
Rischi anche per l’olio motore
Le conseguenze non si limitano all’impianto di iniezione. Una parte del combustibile non correttamente bruciato può raggiungere le pareti dei cilindri e contaminare il lubrificante. L’accumulo di olio vegetale nella coppa può modificarne nel tempo le caratteristiche e favorire depositi e morchie. Il Dipartimento dell’Energia statunitense indica proprio la formazione di depositi carboniosi e la contaminazione del lubrificante tra i principali motivi per cui gli oli vegetali puri non sono considerati carburanti normalmente adatti ai veicoli diesel.
Olio di semi e biodiesel non sono la stessa cosa
La presenza di componenti di origine vegetale nel gasolio venduto alla pompa non rende equivalente l’utilizzo dell’olio acquistato al supermercato. Il biodiesel FAME viene ottenuto attraverso un processo chimico e deve rispettare specifici requisiti qualitativi. Nel normale gasolio B7 commercializzato in Europa la componente biodiesel può arrivare al 7 per cento e deve rispettare la norma EN 14214, mentre il carburante finale deve risultare conforme alla EN 590. Versare direttamente olio di girasole, colza o altri oli alimentari nel serbatoio significa utilizzare un prodotto che non ha subito questa trasformazione e che non risponde alle specifiche del carburante previsto per l’auto.
Le vecchie diesel sono un caso diverso
Su alcuni vecchi motori diesel a precamera e con sistemi di iniezione meccanica le tolleranze e le pressioni di esercizio erano molto differenti rispetto a quelle dei propulsori attuali. Questo spiega perché esistano esperienze di motori modificati per funzionare con oli vegetali, spesso attraverso sistemi di preriscaldamento del combustibile e impianti dedicati. Non significa però che lo stesso principio possa essere trasferito senza conseguenze su un turbodiesel moderno dotato di common rail, filtro antiparticolato e sistemi di controllo delle emissioni.
Anche il risparmio può diventare un falso vantaggio
Un litro di olio alimentare può sembrare economicamente interessante rispetto al gasolio, ma il confronto si ferma al prezzo di acquisto. Una pompa ad alta pressione, un gruppo di iniettori o un intervento causato dalla formazione di depositi possono trasformare rapidamente il risparmio in una spesa molto superiore. A questo si aggiunge l’aspetto fiscale. In Italia i prodotti utilizzati per la propulsione dei veicoli sono soggetti alla disciplina delle accise e il Testo unico stabilisce l’imposizione per i prodotti energetici destinati alla carburazione.