Secondo indiscrezioni pubblicate dalla stampa tedesca, Il Gruppo Volkswagen starebbe valutando la chiusura di quattro stabilimenti in Germania nell’ambito di un nuovo piano di riduzione dei costi. Coinvolti i siti di Hannover, Emden, Zwickau e Neckarsulm, con oltre 40 mila occupati. Il gruppo non ha confermato il progetto e la forte rappresentanza dei lavoratori nel consiglio di sorveglianza potrebbe ridimensionarne profondamente gli effetti.
Volkswagen valuta la chiusura di quattro fabbriche
Quattro stabilimenti tedeschi e oltre 40 mila posti di lavoro coinvolti. Sono i numeri delle indiscrezioni che accompagnano il nuovo piano di ristrutturazione allo studio del gruppo Volkswagen. Le ipotesi riguardano gli impianti di Hannover, Emden e Zwickau, ai quali si aggiunge il sito Audi di Neckarsulm. Le informazioni sono state pubblicate inizialmente da Manager Magazin e riprese da Der Spiegel e da altre testate tedesche. Non si tratta quindi di decisioni ufficiali. Volkswagen non ha confermato né il numero delle fabbriche interessate né quello degli esuberi. Anche al termine della riunione del consiglio di sorveglianza del 9 luglio non sono stati annunciati interventi specifici sugli stabilimenti o sull’occupazione.
Secondo le ricostruzioni giornalistiche, il progetto potrebbe portare alla cessazione della produzione nei quattro siti entro il 2034. Le fabbriche impiegano complessivamente tra 40 mila e 45 mila persone. Il dato non coincide con il numero dei licenziamenti effettivi, perché comprende tutti gli addetti degli impianti potenzialmente coinvolti e non tiene conto di trasferimenti, pensionamenti, riduzioni dell’orario o riconversioni industriali.
Il piano di Oliver Blume per ridurre i costi
Il piano attribuito all’amministratore delegato Oliver Blume avrebbe dimensioni più ampie rispetto alla sola chiusura delle quattro fabbriche. Le indiscrezioni parlano di una possibile riduzione fino a 100 mila posti nel gruppo a livello mondiale nei prossimi anni. Anche questa cifra non è stata confermata da Volkswagen e deriverebbe in parte dalla conversione in unità di lavoro degli obiettivi finanziari indicati dal management. Il gruppo ha già programmato una riduzione di circa 50 mila addetti entro il 2030 tra Volkswagen, Audi, Porsche, Cariad e le altre società controllate. Per il solo marchio Volkswagen l’accordo raggiunto alla fine del 2024 prevede 35 mila posizioni in meno in Germania, senza licenziamenti obbligatori e senza chiusure di stabilimenti. Gli strumenti concordati comprendono uscite volontarie, prepensionamenti e mancata sostituzione del personale. Il management ritiene però che gli interventi già approvati non siano più sufficienti. Nel primo trimestre 2026 Volkswagen ha ridotto i costi generali di quasi un miliardo di euro, ma il margine operativo del gruppo si è fermato al 3,3%. Blume ha indicato la necessità di modificare in modo strutturale il modello industriale, considerando l’aumento dei dazi, la pressione dei costruttori cinesi e la debolezza di alcuni mercati.
Utili in calo e capacità produttiva inutilizzata
La crisi Volkswagen non coincide con una perdita di fatturato, ma con una forte riduzione della redditività. Nel 2025 il gruppo ha registrato ricavi per 321,9 miliardi di euro, sostanzialmente stabili, e vendite mondiali pari a 9 milioni di veicoli. Il risultato operativo è però sceso da 19,1 a 8,9 miliardi di euro, con una contrazione del 53% e un margine del 2,8%. Sui conti hanno pesato i dazi statunitensi, la revisione dei programmi Porsche, gli accantonamenti legati alle emissioni, i costi delle batterie e la debolezza della Cina. Nel mercato cinese le vendite del gruppo sono diminuite del 6nel 2025, mentre in Nord America la flessione ha raggiunto il 12%. A questo si aggiunge la sovracapacità produttiva europea. Diversi impianti tedeschi lavorano al di sotto dei volumi per i quali erano stati progettati. Zwickau ed Emden sono stati convertiti in misura rilevante alla produzione di auto elettriche, ma la domanda non ha seguito le previsioni utilizzate al momento degli investimenti. Hannover deve gestire la transizione verso i veicoli commerciali elettrici, mentre Neckarsulm produce modelli Audi in una fase di contrazione dei margini del marchio.
Il potere dei sindacati può ridurre gli esuberi
Le cifre circolate devono essere valutate alla luce della struttura di governo di Volkswagen. I rappresentanti dei lavoratori occupano la metà dei seggi nel consiglio di sorveglianza. Il Land della Bassa Sassonia detiene inoltre il 20 per cento dei diritti di voto e può intervenire sulle principali decisioni strategiche. IG Metall e il consiglio aziendale guidato da Daniela Cavallo hanno già definito la chiusura degli stabilimenti una linea rossa. L’accordo del dicembre 2024 protegge i siti tedeschi e limita il ricorso ai licenziamenti obbligatori fino alla fine del 2030. I sindacati si sono dichiarati disponibili a discutere nuovi prodotti, riconversioni e collaborazioni industriali, ma non la cancellazione degli impegni sottoscritti. Per questo motivo il numero finale dei posti cancellati potrebbe risultare drasticamente inferiore rispetto ai 40 mila addetti oggi indicati. Una parte della riduzione potrebbe essere assorbita attraverso pensionamenti, trasferimenti tra impianti, settimana lavorativa più corta e nuovi programmi produttivi. Anche le eventuali chiusure richiederebbero un confronto con sindacati, consiglio di sorveglianza e amministrazioni regionali.
Dichiarazioni Gruppo Volkswagen
Il Consiglio di Amministrazione del Gruppo Volkswagen prosegue il percorso di evoluzione strategica dell’Azienda con l’obiettivo di rafforzarne in modo duraturo la competitività. Nel corso della riunione odierna, il Consiglio di Amministrazione ha presentato al Consiglio di Sorveglianza un programma di iniziative strategiche ed obiettivi per il 2030, a partire dalla semplificazione dell'offerta che porterà a una riduzione fino al 50% delle varianti di prodotto e fino al 75% della complessità complessiva. Nessun riferimento su possibili chiusure degli impianti. Oliver Blume, CEO del Gruppo Volkswagen: “Il nostro obiettivo è chiaro: entro il 2030 vogliamo rendere il Gruppo Volkswagen l’azienda automobilistica più attrattiva al mondo, grazie a Brandb iconici, prodotti capaci di entusiasmare, tecnologie all’avanguardia, solidi risultati finanziari, una performance affidabile sui mercati dei capitali e una forte cultura di squadra. Con il nostro piano per il futuro entriamo nella prossima fase della trasformazione, facendo leva sulle nostre forze e capacità. Stiamo rendendo il Gruppo Volkswagen più rapido, resiliente e competitivo: attraverso una riduzione della complessità, una maggiore focalizzazione sulle tecnologie strategiche, un allineamento ancora più stretto tra prodotti, sviluppo e produzione rispetto alle esigenze dei mercati regionali, l’ottimizzazione delle capacità produttive, una razionalizzazione del portafoglio partecipazioni e strutture organizzative più snelle. In questo modo creiamo le condizioni per un successo duraturo, anche in un contesto sempre più sfidante”.