La normativa Euro 7 non cambia in maniera radicale le emissioni allo scarico ma allarga i controlli, includendo le emissioni da freni, la durabilità delle batterie per elettriche e ibride plug-in, il monitoraggio continuo degli inquinanti prodotti e un orizzonte di conformità molto più lungo. La disciplina riguarda i nuovi modelli e le nuove immatricolazioni, senza effetti retroattivi sui mezzi già circolanti
La normativa Euro 7 non abbassa in modo sostanziale i limiti allo scarico delle autovetture rispetto a Euro 6. Per le auto a benzina il limite degli ossidi di azoto resta a 60 mg/km, per le diesel a 80 mg/km, mentre il particolato rimane a 0,005 g/km. Anche per questo il punto decisivo della nuova normativa non è un semplice irrigidimento dei valori omologativi, ma l’estensione a grandezze che finora erano rimaste ai margini o fuori norma.
Euro 7 emissioni da freni e pneumatici
Il capitolo più innovativo riguarda le emissioni non allo scarico. Per la prima volta l’Unione europea introduce limiti specifici al particolato prodotto dall’usura dei freni. Il regolamento fissa per i freni un tetto di 3 mg/km di PM10 (Particolato) per le auto elettriche pure, 7 mg/km per le vetture con motore termico, ibride e a celle a combustibile, e fino a 11 mg/km per i furgoni più grandi. Per gli pneumatici il quadro è ancora in fase di definizione sul piano dei metodi di prova, ma l’obiettivo dichiarato è disciplinare microplastiche e particolato fine da usura. La normativa Euro 7 coinvolge anche i veicoli elettrici non perché producano emissioni allo scarico, ma perché producono polveri da attrito e usura. La norma, dunque, non separa più i veicoli in base al solo tipo di alimentazione. Misura l’impatto emissivo complessivo delle componenti in esercizio.
Euro 7 batterie, durabilità e controlli più lunghi
Per le batterie di trazione di elettriche e ibride plug-in vengono introdotti requisiti minimi certificati. La capacità residua dovrà restare almeno all’80% fino a 5 anni o 100.000 km, soglia che per i furgoni scende al 75%. Dopo 8 anni o 160.000 km il valore minimo richiesto sarà del 72%, o del 67% per i furgoni. Allo stesso tempo si allunga la finestra di conformità dell’intero veicolo. Se Euro 6 fermava il controllo a 100.000 km o 5 anni, Euro 7 porta il requisito a 200.000 km o 10 anni.
Quando entra in vigore Euro 7 e quali veicoli coinvolge
La normativa Euro 7 non colpisce i veicoli già immatricolati e non introduce divieti automatici di circolazione per Euro 5 o Euro 6 già su strada. L’applicazione riguarda solo nuovi modelli e nuove immatricolazioni dopo le date fissate dal regolamento. Per auto e furgoni i nuovi modelli dovranno essere conformi dal 29 novembre 2026, mentre tutte le nuove immatricolazioni dovranno rispettare la normativa Euro 7 dal 29 novembre 2027. Per bus, camion e mezzi pesanti le scadenze slittano al 29 maggio 2028 per i nuovi modelli e al 29 maggio 2029 per tutte le nuove immatricolazioni. I piccoli costruttori avranno tempo fino al 1° luglio 2030. I veicoli coinvolti sono auto benzina, diesel, ibride, elettriche, furgoni, autobus e autocarri. Le vetture termiche restano legate al tema classico dello scarico, ma anche a freni, monitoraggio e durabilità. Le elettriche entrano nel raggio d’azione per freni, pneumatici e batterie.
Monitoraggio OBM e passaporto ambientale
La norma introduce inoltre il sistema OBM, On-Board Monitoring, che registra durante l’uso reale i livelli di NOx (ossidi di azoto) e, per i veicoli pesanti, anche di ammoniaca. I dati sono accessibili tramite porta diagnostica e possono essere trasmessi in forma anonima. Accanto a questo arriva il passaporto ambientale del veicolo, che dovrà riportare limiti di inquinanti, consumi energetici, autonomia elettrica e durabilità della batteria.