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Mobilità sostenibile aziendale: cos'è e come applicarla

Auto

Non è solo un passaggio all’elettrico ma significa riprogettare la domanda di mobilità, con meno spostamenti inutili, più condivisione, più intermodalità,  mettendo regole chiare in una politica interna che favorisca scelte a minore impatto ambientale

Per mobilità sostenibile aziendale si intende l’insieme di politiche, strumenti e servizi con cui un’impresa riduce l’impatto ambientale e sociale degli spostamenti legati al lavoro. 

 

Perché conviene alle aziende: emissioni, costi e capitale umano


I benefici sono multipli e vanno oltre il contenimento dell’anidride carbonica. Sul fronte economico una strategia coerente può ridurre costi di viaggio e inefficienze (auto usate da un solo occupante, taxi non governati, rimborsi non standardizzati) e rendere più prevedibile la spesa. Sul fronte HR agisce su benessere e attrattività: meno stress negli spostamenti, più opzioni e flessibilità, maggiore engagement. E sul fronte reputazionale si traduce in credibilità ESG, perché la mobilità impatta sia la “E” (emissioni) sia la “S” (qualità della vita delle persone).

Normativa e compliance: Mobility Manager e PSCL 


In Italia esiste un piano regolatorio preciso: la figura del mobility manager e il Piano degli Spostamenti Casa-Lavoro (PSCL). Il quadro discende dall’art. 229 del DL 34/2020 e dalle modalità attuative definite dal Decreto 12 maggio 2021, pubblicato in Gazzetta Ufficiale, con linee guida e indirizzi operativi a supporto. In pratica, per molte realtà, il PSCL diventa un adempimento strutturato con analisi degli spostamenti e misurazioni.

L’ascolto dei dipendenti e i dati prima delle soluzioni


Il punto di partenza più efficace non è il catalogo dei benefit, ma un profondo ascolto: abitudini, vincoli, distanze, orari, ragioni per cui si usa l’auto privata. Solo con questi dati si costruisce una “mappa” del pendolarismo e si individuano leve reali: chi può usare il trasporto pubblico locale (TPL), chi può condividere l’auto, chi beneficia della bici, chi ha esigenze di cura o turni.

Strategia e governance: dalla travel policy al budget mobilità


Una mobilità sostenibile funziona quando è governata: policy, processi e responsabilità. La travel policy dovrebbe stabilire una gerarchia dei mezzi (ad esempio treno vs aereo su certe tratte, TPL e micromobilità per gli spostamenti urbani, car sharing o taxi in alternativa all’auto privata), regole di prenotazione e rendicontazione, e obiettivi misurabili. In quest’ottica entrano strumenti come il “mobility budget” o pacchetti di mobilità, che spostano l’attenzione dall’auto aziendale a un portafoglio di opzioni (TPL, sharing, bici) più aderente ai bisogni

Cosa implementare davvero in azienda


Le misure più efficaci tendono a essere un mix. Incentivi e convenzioni sul trasporto pubblico; carpooling e car sharing per ridurre i viaggi in solitaria; infrastrutture in sede (parcheggi bici, spogliatoi, colonnine dove utili); navette o soluzioni primo/ultimo miglio; promozione di camminata e bici dove la morfologia lo consente. A queste si aggiungono politiche di lavoro flessibile e smart working, che riducono la domanda di spostamento alla radice

Noleggio e transizione energetica: elettrificazione sì, ma con metodo


Per le aziende con parco auto, la sostenibilità passa da car list, criteri TCO (Total Cost of Ownership, in italiano "Costo Totale di Proprietà") e infrastruttura. Elettrificare senza analisi d’uso porta a inefficienze (auto sovradimensionate, ricarica non disponibile, costi energetici non gestiti). Il percorso tipico prevede: segmentazione delle missioni (urbano, misto, lungo raggio), scelta tecnologica coerente, policy di ricarica (a casa, in sede, in pubblico), strumenti di monitoraggio e formazione agli utilizzatori.

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