Il veicolo lasciato per mesi sul ciglio della strada non è solo un problema di decoro urbano. Per l’ordinamento può diventare un rifiuto a tutti gli effetti, con conseguenze amministrative o penali. Il Codice della strada interviene soprattutto per liberare la sede stradale, mentre le vere sanzioni scattano quando il mezzo è qualificato come veicolo fuori uso.
Quando un’auto appare in stato di abbandono, gli organi di polizia possono disporne la rimozione ai sensi dell’articolo 159 del Codice della strada. Non si tratta di una sanzione per l’abbandono in sé, ma di una misura funzionale alla sicurezza e alla gestione della circolazione. Il veicolo viene trasferito in depositeria e le spese di recupero, trasporto e custodia restano a carico del proprietario o dell’avente diritto. Se il mezzo non viene reclamato, i costi possono superare in breve il valore commerciale del veicolo, trasformando l’abbandono in un problema economico concreto.
Quando l’auto diventa un rifiuto
Il quadro cambia quando il veicolo è di fatto inutilizzabile o privo dei requisiti minimi per la circolazione. In questo caso entra in gioco la disciplina sui rifiuti e il mezzo è considerato veicolo fuori uso. Per i privati l’abbandono configura un illecito amministrativo, con una sanzione pecuniaria prevista dall’articolo 255 del Testo unico ambientale. La fascia base va da 105 a 620 euro, a cui si aggiungono gli obblighi di rimozione e di ripristino dei luoghi.vLa situazione è più grave se l’abbandono è riconducibile a un’impresa o a un ente. In questo caso la condotta assume rilievo penale, con arresto o ammenda secondo la natura dei rifiuti e le modalità della violazione.
Il rischio assicurazione
Un altro fronte riguarda la copertura Rc auto. Un veicolo lasciato su suolo pubblico, anche se inutilizzato, può essere considerato in circolazione. In assenza di assicurazione scatta la sanzione prevista dall’articolo 193 del Codice della strada, con una multa da 866 a 3.464 euro e il sequestro del mezzo. Il risultato è un cumulo di costi: rimozione, custodia, sanzione per mancata copertura e, nei casi più gravi, contestazioni ambientali.