Oliver Blume e Antonio Filosa, rispettivamente ceo del Gruppo Volkswagen e Stellantis, con una lettera congiunta chiedono all’Europa una strategia condivisa per salvare l’industria dell’auto, settore che vale il 13% del Pil e impiega circa 13 milioni di persone. Servono regole ad hoc per le auto elettriche costruite in Europa, tutelando le aziende del Vecchio Continente dalla concorrenza asiatica
L’industria automobilistica europea sta affrontando la più grossa crisi dal dopoguerra ad oggi, con scenari decisamente complessi per il futuro. Industria che assicura uno stipendio a 13 milioni di cittadini europei e vale il 13% del Pil, come ricordato nella lettera congiunta inviata a Bruxelles da Oliver Blume e Antonio Filosa, ceo del Gruppo Volkswagen e Stellantis. La richiesta è diretta: mettere a punto delle misure di sostegno ad hoc per le auto elettriche 'made in Europe' immatricolati nell'Ue. In un intervento pubblicato dai quotidiani Il Sole 24 Ore, Les Echos e Handelsblat, Filosa e Blume chiedono maggiore chiarezza in temini di concorrenza e regole, veicoli elettrici e batterie, requisiti Made in Europe e incentivi. “In un mondo in cui altri difendono con orgoglio le proprie industrie, l’Europa deve decidere con urgenza se vuole diventare un mercato per gli altri o rimanere un produttore e una potenza industriale anche in futuro” hanno ricordato i due ceo.
Concorrenza e Regole
“Le nostre aziende hanno sempre costruito automobili da europei per europei. Circa nove veicoli su dieci che vendiamo nell’UE sono anche prodotti qui. Tuttavia, la nostra attività europea deve affrontare la concorrenza di importatori che operano in condizioni normative e sociali meno rigorose rispetto all’UE”. Parole dei due amministratori delegati che sottolineano l’esigenza di regole chiare in materia di concorrenza, soprattutto a fronte dell’avanzata dei marchi cinesi.
Auto elettriche e batterie
La dipendenza dalle batterie asiatiche è uno dei principali colli di bottiglia per l’industria automobilistica europea. “Le celle delle batterie sono l’esempio più evidente del dilemma strategico dell’Europa. Stiamo investendo miliardi nella loro produzione. Come europei, dobbiamo padroneggiare e produrre noi stessi questa tecnologia fondamentale lungo l’intera catena del valore.”
Made in Europe
Se l’auto elettrica europea vuole diventare competitiva, deve essere costruita con regole simili e gli incentivi dovrebbero andare a chi costruisce nel vecchio continente “In primo luogo, chiunque venda veicoli a clienti europei dovrebbe anche produrli in condizioni simili. Ciò garantisce una concorrenza leale. In secondo luogo, il denaro dei contribuenti europei dovrebbe essere utilizzato in modo mirato per promuovere la produzione europea e attrarre investimenti nell’UE”. Il “Made in Europe” si potrebbe definire in base non solo alla produzione ma anche dove viene sviluppata e da dove arrivano motori, batterie e componenti.
Incentivi utili all’Europa
Maggiori vantaggi per le auto realmente Made in Europe. Filosa e Blume chiedono una serie di facilitazioni che vadano oltre gli incentivi. Ma gli incentivi all’acquisto a livello di veicolo non sono sufficienti: i produttori che concentrano la maggior parte della loro produzione in Europa dovrebbero ottenere vantaggi che compensino almeno i costi aggiuntivi associati al “Made in EU”. Il regolamento sulle emissioni di CO2 offre una leva forte in tal senso. Qualsiasi veicolo elettrico “Made in Europe” dovrebbe ricevere un bonus CO2. E se un produttore soddisfacesse i requisiti “Made in Europe” per una parte consistente della sua flotta, tale bonus CO2 dovrebbe essere riconosciuto anche per tutti i suoi veicoli elettrici.