Sky Cube - Artico dei desideri: come si vive al Polo Nord?

Mondo

Un secolo fa il Dirigibile Norge, con a bordo Amundsen e Nobile, per la prima volta sorvolava il Polo Nord. Ieri come oggi, l’Artico è al centro dello scacchiere geopolitico, ma come è vivere davvero a quelle latitudini? Nello Sky Cube ne parliamo con il vicedirettore di Sky TG24 Daniele Moretti e con Roberto Sparapani, a lungo station leader della Stazione Artica del CNR a NY Alesund, nelle isole Svalbard

Il 10 aprile 1926, a Ciampino, un dirigibile semirigido lungo 106 metri si solleva dall’erba romana, gonfio di idrogeno instabile come un sogno pronto a dissolversi. È il Norge, diretto verso l’Artico e il Polo Nord, in un’impresa di audacia febbrile. A bordo Roald Amundsen, conquistatore del Polo Sud, Lincoln Ellsworth con i suoi dollari americani, Umberto Nobile come pilota e genio italiano del velivolo. Dopo scali a Pulham, Oslo e Ny-Ålesund, sul fiordo del Re alle isole Svalbard.

Da là riparte e il 12 maggio, alle 00:25, sorvola il Polo per trenta minuti sospesi sul deserto bianco e muto della calotta glaciale. Primo volo certificato sull’Artico. 

Tra Amundsen e Nobile, un’alleanza forzata destinata a finire come quella di due cuochi stellati in una cucina angusta: il norvegese battezza Norge per rivendicare primazia, l’italiano difende il comando tecnico e l’orgoglio del semirigido. Le crepe emergono presto, dopo l’atterraggio a Teller, Alaska, dopo 170 ore a 76 km/h medi. Le crepe si trasformano in accuse pubbliche di gloria rubata, veleni sui giornali, eppure quel bozzolo sospeso sull’Artico li aveva uniti, per un istante, contro il nulla.

 

Due anni dopo, nel 1928, la tragedia: Nobile precipita con l’Italia, Amundsen decolla in idrovolante dal Tromsø per soccorrerlo – eroismo puro o rivalsa tardiva? – e svanisce nel Mar di Barents, nebbia ingorda. Frammenti riaffiorano a Tromsø, corpi mai più: cinquantacinque anni divorati dal Nord che aveva domato, eco lontana di quel pilone.

Ne abbiamo parlato in questo Sky Cube con Roberto Sparapani, a lungo Station Leader della Base Artica Dirigibile Italia del CNR, a Ny Alesund, isole Svalbard. Sparapani ha contribuito a curare “100 years over the North Pole. 1926-2026 - Cent’anni di esplorazione polare: visioni, scienza e futuro”, libro fotografico curato dal Dipartimento Scienze del sistema terra e tecnologie per l’ambiente e dall’Istituto di scienze polari del Consiglio nazionale delle ricerche e edito da Cnr Edizioni.

 

Per festeggiare degnamente questi 100 anni, Aeronautica Militare, Consiglio nazionale delle ricerche (CNR) e Gruppo Prada organizzano a Roma il 13 e 14 aprile due giornate di celebrazione. L’obiettivo comune è quello di valorizzare l’eredità del Generale Nobile e far conoscere la storia e le esplorazioni polari di cui il nostro Paese è stato protagonista in questi cento anni, intrecciando memoria e presente grazie al dialogo tra documentazione storica, testimonianze e narrazioni contemporanee.

L’impresa del Norge resta una nota bassa nell’immaginario collettivo, primo sguardo aereo sul vuoto estremo, mito prebellico che musei italo-norvegesi celebrano oggi a un secolo di distanza. L’Artico, ieri frontiera di bandiere nel ghiaccio, è oggi scacchiera obliqua: ghiacci sciolti schiudono la Northern Sea Route, petrolio, gas e minerali; Russia, NATO e Cina danzano una multilaterale precaria, con il clima a ingigantire le poste. Il Norge lo aprì dall’alto; noi, passando sotto quel pilone a Ny-Ålesund, ne udiamo la chiamata intima, un secolo dopo.

TAG: