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Chi è Ursula von der Leyen, la prima donna a guidare la Commissione Ue

Chi è Ursula von der Leyen: nuovo presidente della Commissione Ue

4' di lettura

Sessantuno anni, di cui 14 passati come ministro della Cdu: von der Leyen è medico e ha alle spalle una lunga carriera politica. Favorevole al federalismo, è considerata una fedelissima di Angela Merkel

Ursula von der Leyen è la prima donna della storia ad assumere la guida dell’esecutivo europeo. Ministra della Difesa tedesca e fedelissima di Angela Merkel, il 2 luglio 2019 è stata nominata presidente della Commissione Ue dopo diversi giorni di trattative. Da sempre appassionata del sogno di un'Europa federale, von der Leyen è membro della Cdu, partito cristiano democratico della Germania.

Gli studi e la famiglia

L’Europa fa parte della sua vita fin dall’inizio. Nata a Ixelles (Belgio) l’8 ottobre 1958, passa gran parte della sua giovinezza in Belgio dove studia alla scuola europea di Bruxelles. Qui impara, oltre al tedesco, il francese e l'inglese. Poi, durante gli studi a Londra, deve usare un nome falso perché è in una lista di obiettivi di un'organizzazione terroristica tedesca dell'epoca. In seguito, la sua carriera universitaria comprende studi di Economia, una laurea in medicina a Hannover e un periodo passato all’Università di Stanford. È madre di sette figli nati in dodici anni dal matrimonio con un altro medico divenuto imprenditore. Ha del sangue blu nelle vene in quanto discende da un barone di Brema diventato ricco commerciando con la Russia alla fine dell'Ottocento. Politicamente, invece, è "figlia d'arte": suo padre, Ernst, è stato a lungo presidente del Land della Bassa Sassonia.

Ministra della Cdu da 14 anni

Dei suoi sessantuno anni, quattordici li ha passati ininterrottamente da ministro della Cdu. Von der Leyen entra nel partito nel 1990 e, dopo qualche esperienza locale, nel 2005 fa il grande salto nella politica nazionale: Merkel la sceglie come ministra per la Famiglia dal 2005 al 2009 (fu la madre dell'Elternzeit, il congedo parentale per i papà e la paladina della lotta alla pornografia online). Dal 2009 al 2013 passa alla guida del dicastero del Lavoro e gli Affari sociali. Infine approda, prima donna nella storia tedesca, al vertice del ministero della Difesa.

I problemi alla guida dell’esercito

Gli ultimi sei anni, passati a comandare generali ed ammiragli, non sono stati una passeggiata. Due anni fa Von der Leyen è al centro di uno scontro frontale con i vertici militari: in uno scandalo sulla presenza di militari filonazisti nella Bundeswehr (le forze armate tedesche), la ministra accusa i generali di "debolezza" nella conduzione dell'esercito ed annuncia una grande riforma delle forze armate chiedendo più investimenti per la difesa. Di pochi giorni fa è invece una polemica sulle spese per i consulenti del ministero, in cui non si sono risparmiati duri attacchi sulla stampa. Nel 2015, inoltre, viene accusata di aver copiato parte della tesi di laurea: alla fine, l'accusa è risultata infondata.

Poco amata dalla base del partito

Nel suo passato non ci sono solo primati e successi. È stata candidata sia a segretario generale della Nato, sia a presidente della Repubblica tedesca, al posto di Frank-Walter Steinmeier. Ma in entrambi i casi non è riuscita a strappare la nomina. Così come nella Cdu, dove alla fine la delfina designata da Merkel è stata Annegret Kramp-Karrembauer. Secondo alcuni osservatori, il motivo è che Von der Leyen "è più amica della Merkel che della base del partito", dove non gode di grande appoggio. Poco note sono le sue posizioni circa i temi economici, ma si è sempre detta una federalista convinta. "La mia aspirazione è arrivare agli Stati Uniti d'Europa: immagino l'Europa dei miei nipoti non come una unione sfilacciata di Stati intrappolati nei loro interessi nazionali", ha affermato in un'intervista. Per quanto riguarda il nostro Paese, von der Leyen fu al centro di una polemica sulla missione Sophia sul salvataggio dei migranti nel Mediterraneo: accusò Roma di averla sabotata, prima che la stessa Germania decidesse di lasciare la missione.

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